Choc termico in acqua: perché può essere pericoloso e come evitarlo quando ci si tuffa al mare o in piscina

Con l’arrivo delle giornate più calde, milioni di persone cercano sollievo tuffandosi in mare, nei laghi, nei fiumi o nelle piscine. Dopo aver trascorso ore sotto il sole, entrare in acqua fredda può sembrare il modo più rapido per rinfrescarsi. Tuttavia, proprio questo gesto apparentemente innocuo può nascondere alcuni rischi che spesso vengono sottovalutati.

Tra questi c’è il cosiddetto choc termico, una reazione dell’organismo provocata dal brusco passaggio da una temperatura elevata a una molto più bassa. Nella maggior parte dei casi si traduce in un malessere temporaneo, ma in determinate situazioni può avere conseguenze più serie, soprattutto per le persone più fragili o per chi soffre di particolari problemi di salute.

Che cos’è lo choc termico: i sintomi da non sottovalutare

Lo choc termico si verifica quando il corpo subisce un cambiamento improvviso di temperatura.

Dopo una lunga esposizione al sole, la temperatura della pelle e dei vasi sanguigni superficiali aumenta notevolmente. Se ci si tuffa improvvisamente in acqua molto più fredda, l’organismo è costretto a reagire in tempi rapidissimi.

Questo passaggio può provocare una brusca vasocostrizione, cioè il restringimento dei vasi sanguigni, accompagnata da un aumento dello stress per il sistema cardiovascolare. In alcuni casi possono comparire sintomi come vertigini, senso di debolezza, difficoltà respiratorie, crampi o perdita momentanea di orientamento.

Lo choc termico non si manifesta sempre nello stesso modo. Alcune persone avvertono semplicemente una sensazione di forte disagio o un temporaneo affanno. In altri casi possono comparire palpitazioni, giramenti di testa, nausea, brividi intensi e perdita di forza muscolare.

Particolarmente pericolosa è la comparsa di confusione o difficoltà a mantenersi a galla. Anche un malore lieve può infatti diventare molto rischioso quando avviene in acqua, perché aumenta il pericolo di annegamento.

Per questo motivo qualsiasi sintomo insolito durante il bagno dovrebbe spingere a uscire immediatamente dall’acqua e a cercare assistenza se il malessere non si risolve rapidamente.

Perché il rischio aumenta in estate

Molti episodi si verificano proprio durante i mesi estivi. Le temperature elevate favoriscono una forte dilatazione dei vasi sanguigni e un aumento della temperatura corporea. Quando una persona passa improvvisamente da una spiaggia rovente a un’acqua particolarmente fredda, il contrasto termico può essere molto marcato.

Il rischio tende ad aumentare nelle acque profonde, nei laghi alimentati da sorgenti fredde, nei fiumi di montagna e in alcune zone marine dove la temperatura dell’acqua è sensibilmente inferiore rispetto a quella dell’aria.

Chi deve prestare maggiore attenzione

Alcune categorie di persone sono più vulnerabili agli sbalzi termici. Gli anziani, i bambini molto piccoli e chi soffre di malattie cardiovascolari possono essere più sensibili agli effetti di un brusco cambiamento di temperatura. Anche chi assume determinati farmaci o presenta problemi di pressione arteriosa dovrebbe adottare particolari precauzioni.

Ciò non significa che il rischio riguardi esclusivamente queste categorie. Anche persone giovani e in buona salute possono accusare malesseri se il contrasto termico è particolarmente intenso.

Come entrare in acqua nel modo corretto

La prevenzione è semplice e può ridurre sensibilmente il rischio. Gli esperti consigliano di evitare i tuffi immediati dopo una lunga esposizione al sole. È preferibile entrare gradualmente in acqua, bagnando prima piedi, gambe, braccia, torace e nuca.

Questo consente all’organismo di adattarsi progressivamente alla nuova temperatura e riduce lo stress a carico del sistema cardiovascolare.

Anche una breve pausa all’ombra prima del bagno può contribuire a diminuire la differenza termica tra il corpo e l’acqua.

Attenzione dopo attività fisica intensa

Un’altra situazione spesso sottovalutata riguarda chi pratica sport sulla spiaggia o all’aperto. Dopo una corsa, una partita a beach volley o altre attività fisiche intense, il corpo è già sottoposto a uno sforzo significativo. Tuffarsi immediatamente in acqua fredda può accentuare il rischio di reazioni indesiderate.

Anche in questi casi è consigliabile recuperare gradualmente, idratarsi e permettere alla temperatura corporea di diminuire prima di entrare in acqua.

Il mito della digestione e il vero problema

Per generazioni si è parlato soprattutto del rischio di fare il bagno dopo aver mangiato. Sebbene pasti particolarmente abbondanti possano aumentare il senso di affaticamento durante la balneazione, gli esperti ritengono che il vero pericolo sia spesso rappresentato dall’insieme di diversi fattori: caldo intenso, disidratazione, esposizione prolungata al sole, sforzo fisico e brusco contatto con acqua fredda.

È quindi più corretto valutare le condizioni generali dell’organismo piuttosto che concentrarsi esclusivamente sul tempo trascorso dall’ultimo pasto.