La Nuova Zelanda rimarrà la Terra di Mezzo?

Terra di Mezzo Nuova Zelanda

Oggi è Variety a dare qualche speranza ai fan dello Hobbit. Secondo il quotidiano di Hollywood, la New Line Cinema/Warner Bros. starebbe iniziando a prendere seriamente in considerazione la possibilità di non abbandonare la Nuova Zelanda per le riprese dello Hobbit.

(…) Mentre nuovi attori si aggiungono al cast dello Hobbit, la New Line e la Warner Bros. sono sempre più propense a mantenere la produzione del film in Nuova Zelanda ora che le minacce di un boicottaggio da parte di alcuni attori Kiwi si sono placate. Alcuni insider degli studios sostengono che rimanere in Nuova Zelanda avrebbe senso, perché è lì che il regista Peter Jackson ha girato i primi tre film del Signore degli Anelli. I set sono ancora al loro posto. (…)

Insider vicini alla situazione riferiscono che c’è il desiderio di mantenere Lo Hobbit nel paese natale di Jackson. Leggi tutto “La Nuova Zelanda rimarrà la Terra di Mezzo?”

In attesa della Warner, tutti parlano

La giornata di oggi, in Nuova Zelanda, è stata dedicata principalmente alle dichiarazioni.

Il materiale uscito nelle ultime ore è veramente tanto, andiamo con ordine.

Dopo le manifestazioni dei tecnici neozelandesi dell’altroieri, Variety annuncia che i sindacati degli attori hanno deciso di sospendere il boicottaggio verso il film:

A seguito di sviluppi positivi tra la Screen Production & Development Association e la NZ Actors’ Equity nell’ultima settimana, e nel tentativo di ristabilire la stabilità nell’industria cinematografica neozelandese, la NZ Equity ha invitato tutte le unioni internazionali degli attori a rescindere ogni forma di dissuasione nei confronti del loro membri per quanto riguarda la possibilità di lavorare nello Hobbit. (…)

New Line e Warner Bros. non hanno commentato, ma alcuni insider sostengono che la Warner – che ha la decisione finale su dove girare lo Hobbit – non ha ancora preso una decisione. Il primo ministro neozelandese John Key ha fatto un annuncio, sostenendo di essere pronto a incontrare la Warner Bros. per convincerli a rimanere in Nuova Zelanda per le riprese. “Credo che la nostra posizione sia molto forte, ma l’azione industriale da parte delle unioni degli attori ha minato la fiducia che la Warner ha nei confronti del nostro paese,” ha spiegato alla Radio New Zealand. “Il governo dovrà sedersi a un tavolo di trattative e vedere se è in grado di ristabilire la fiducia perduta.” Leggi tutto “In attesa della Warner, tutti parlano”

Lo Hobbit sostituirà Harry Potter?

pinewood studios

In quella che può essere definita come una drammatica corsa contro il tempo, i produttori dello Hobbit stanno facendo di tutto per far sì che la Warner Bros. decida di mantenere le riprese del film in Nuova Zelanda. Così facendo, non solo darebbe lavoro alle moltissime persone che in questi giorni stanno dimostrando quanto tengono al progetto, ma potrebbe contare su una troupe affiatata composta in buona parte da artisti e tecnici che hanno già lavorato alla Trilogia del Signore degli Anelli e che si dedicherà con passione al kolossal di Peter Jackson.

Nelle ultime ore Richard Taylor della Weta ha reagito alle parole di Helen Kelly nei confronti di Peter Jackson, e Philippa Boyens, Fran Walsh e la stessa Kelly hanno rilasciato interviste radiofoniche. Leggi tutto “Lo Hobbit sostituirà Harry Potter?”

Peter Jackson: “Continueremo a combattere”, la Warner in Nuova Zelanda la settimana prossima

Sembra che ormai non ci sia più molto da fare. Nelle ultime ore sono arrivati nuovi report sulla marcia contro il boicottaggio dello Hobbit, che si è tenuta a Wellington ieri sera. Chi ha potuto parlare con Philippa Boyens (sceneggiatrice del film) e Richard Taylor (del Weta Workshop) hanno saputo da loro che ormai è praticamente sicuro lo spostamento delle riprese in un altro paese, e che i danni causati dal boicottaggio saranno molto profondi nell’industria cinematografica.

Parlando durante una riunione, la portavoce della CTU Helen Kelly ha speso parole molto dure nei confronti della situazione e, soprattutto, di Peter Jackson:

Il vero problema alla base dello spostamento è che altri paesi stanno offrendo sgravi fiscali. La Warner Bros. farà più danni possibili per ottenere quello che vuole. La Nuova Zelanda può competere nel campo cinematografico se il sistema fiscale funzionasse. Dobbiamo avere le condizioni fiscali adeguate, per competere. (…)
Peter Jackson è un moccioso viziato (!), e so che dire questo in Nuova Zelanda è sacrilego. Ha organizzato un incontro la notte scorso con il Weta Workshop, e ha dato informazioni false a quei tecnici. Sono stati strumentalizzati. Ha condiviso con loro informazioni che aveva il divieto di condividere (…) Sarà colpa della Three Foot Seven se il film andrà via dal paese. Leggi tutto “Peter Jackson: “Continueremo a combattere”, la Warner in Nuova Zelanda la settimana prossima”

I tecnici cinematografici neozelandesi marciano contro il boicottaggio dello Hobbit

boicottaggio

Purtroppo, il boicottaggio dello Hobbit da parte della New Zealand Actor’s Equity e dei principali sindacati degli attori internazionali potrebbe aver già avuto le conseguenze peggiori: un lettore di TheOneRing.net sostiene che la decisione di spostare le riprese del kolossal fuori dalla Nuova Zelanda potrebbe già essere stata presa.

Lo Hobbit ha finalmente ricevuto il via libera, ciò significa che la Warner Bros. e la MGM ora dovranno iniziare a pianificare le location dove girare il film, in vista dell’inizio della produzione a febbraio 2011. La Warner Bros. sta valutando da settimane la possibilità di spostare le riprese in altri paesi (come Europa e ironicamente – ma neanche tanto – Australia), che permetterebbe un taglio notevole dei costi visto che, da quando venne girato Il Signore degli Anelli, i costi in Nuova Zelanda sono comunque cresciuti (la produzione dei film costerà circa 700 milioni di dollari neozelandesi, ovvero 500 milioni di dollari americani). L’imminente decisione sta preoccupando moltissimo i lavoratori dell’industria cinematografica neozelandese, che in realtà supportano in blocco la produzione di Peter Jackson e sono contro la contrattazione collettiva per gli attori (di fatto, vietata dalla legge nel paese). Leggi tutto “I tecnici cinematografici neozelandesi marciano contro il boicottaggio dello Hobbit”

Peter Jackson dirigerà Lo Hobbit in 3D: il comunicato ufficiale

Riportiamo la traduzione completa della press release:

IL VINCITORE DEL PREMIO OSCAR PETER JACKSON DIRIGERA’ “LO HOBBIT” IN DUE PARTI
Peter Jackson dirigerà “Lo Hobbit” di J.R.R. Tolkien, in una produzione 3D in due straordinariamente ambiziosa.

(Los Angeles, 15 ottobre 2010) I due film basati sul romanzo Lo Hobbit hanno ricevuto il via libera, le riprese inizieranno ufficialmente a febbraio 2011, con la regia di Peter Jackson – questo è stato annunciato congiuntamente da Toby Emmerich, presidente e COO della New Line Cinema, da Alan Horn, presidente e COO della Warner Bros., e da Steve Cooper, co-CEO della Metro-Goldwyn-Mayer Inc..

“Esplorare la Terra di Mezzo di Tolkien va oltre l’esperienza normale del fare cinema,” commenta Jackson. “E’ un viaggio totalmente immersivo in un luogo veramente speciale dell’immaginazione, della bellezza e della drammatizzazione. Non vediamo l’ora di entrare nuovamente in questo mondo meraviglioso con Gandalf e Bilbo – e con i nostri amici alla New Line Cinema, Warner Brothers e MGM”.

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Boicottaggio dello Hobbit: attori e studios si schierano

Oggi è il giorno delle dichiarazioni ufficiali degli studios coinvolti – ma anche dello schierarsi di personalità di spicco del cinema neozelandese o di attori della Trilogia del Signore degli Anelli.

Andiamo con ordine. Questa la dichiarazione congiunta di MGM, New Line Cinema e Warner Bros. diffusa ieri sera come risposta al boicottaggio richiesto dall’IFA ai suoi membri:

La New Line, la Warner Bros. Pictures e la Metro-Goldwyn-Mayer Pictures sono preoccupate dalle recenti accuse di trattamento ingiusto nei confronti degli attori in Nuova Zelanda, e dall’invito a non partecipare alla produzione dello Hobbit rivolto dai sindacati degli attori ai propri membri. Siamo fieri di avere ottimi rapporti di lavoro con tutti i sindacati di categoria degli attori, e di valorizzare il loro contributo ai film prodotti nelle varie giurisdizioni in giro per il mondo. Ma crediamo che in questo caso le accuse siano prive di fondamento, e ingiuste nei confronti di Peter Jackson e il suo team a Wellington, dopo tutto il supporto che hanno dato alla comunità cinematografica Neozelandese negli anni.

Classificare questa produzione come “estranea all’unione” è errato. I membri del cast e della troupe vengono assunti in base a contratti collettivi nei casi applicabili, e rispettiamo i termini di questi contratti. E nonostante abbiamo lavorato in precedenza con la MEAA, l’unione australiana che ora cerca di rappresentare gli attori in Nuova Zelanda, attualmente rimane il fatto che non possiamo fare un contratto collettivo con la MEAA su questa produzione neozelandese, in quanto ci esporrebbe a sanzioni da parte della legge neozelandese. Questa proibizione legale è stata già spiegata alla MEAA. Siamo molto delusi dal fatto che nonostante ciò, la MEAA stia proseguendo l’azione.

Le produzioni cinematografiche necessitano la sicurezza che non ci possano essere interruzioni durante il loro svolgimento, e la nostra politica è quella di evitare di girare film in località nelle quali c’è un potenziale di incertezza dal punto di vista lavorativo, o altre forme di instabilità. Di conseguenza, stiamo valutando tutte le opzioni e le alternative per proteggere i nostri interessi di business.

In soldoni, gli studios sposano le opinioni espresse da Peter Jackson nella sua lettera (anche il sospetto che tutto questo nasca dal tentativo del sindacato degli attori australiani di “infiltrarsi” in nuova zelanda per aumentare i propri membri), e annunciano di essere già al lavoro per cercare alternative alle riprese in Nuova Zelanda (si parla dell’Europa dell’Est).

Gli studios non sono gli unici a schierarsi con Peter Jackson: TVNZ segnala, per esempio, che due dei direttori del casting dello Hobbit hanno “descritto la tattica della MEAA come ‘ignorante'”:

Liz Mullane e Miranda Rivers dicono di essere rimaste sconvolte dalle accuse dell’unione: “L’idea che stiano facendo tutto questo per il bene degli attori è insensata – così faranno solo male agli attori neozelandesi, oltre che alla comunità cinematografica e all’economia neozelandese”, hanno scritto in una lettera aperta alla comunità neozelandese degli attori. “Questa produzione è stata sotto pressione per lungo tempo a causa dei problemi degli studios, e ora questo nuovo problema potrebbe disfare tutto il lavoro svolto negli anni e i soldi spesi per far sì che questi film venissero realizzati. Cosa otterranno? Nulla, perché questa cosa avrà un impatto su tutti gli altri studios che vorranno venire a girare i loro film da loro, e daranno una immagine della Nuova Zelanda come ‘poco amichevole'”.

Anche il direttore della South Pacific Pictures John Barnett ha espresso solidarietà a Peter Jackson, sostenendo che non è affatto vero che Ian McKellen stia supportando il boicottaggio (come riportato invece da altre fonti, ma non ci sono ancora state comunicazioni ufficiali da parte dello stesso McKellen).

Rimane ancora da verificare la partecipazione al boicottaggio dei neozelandesi Cate Blanchett e Hugo Weaving (due dei quattro attori finora citati come “sicuramente nel cast del film”, gli altri due sono McKellen e Andy Serkis), da molti giornali data per “certa” ma in realtà tutt’altro che confermata.

Il noto attore neozelandese Karl Urban – che ha partecipato al Signore degli Anelli nei panni di Eomer ma non sarà nello Hobbit, e che ora dovrebbe far parte del sindacato SAG avendo partecipato a film come Star Trek e The Bourne Supremacy – ha invece preso le difese dei membri della MEAA, come riporta Stuff:

La NZ Actors Equity ha il mio supporto completo nella sua lotta per ottenere uno standard contrattuale maggiore per gli attori Neozelandesi. Se Peter Jackson ha l’opportunità di aiutare a migliorare le condizioni degli attori in Nuova Zelanda, per portarci più in linea con i nostri colleghi australiani, inglesi e americani, spero che ne nasca un dialogo.

E arrivano anche le risposte dei diretti interessati. La MEAA risponde alla lettera di Jackson citando una decisione della Corte Suprema datata 2005, che riconobbe a un modellista del Signore degli Anelli la qualifica di impiegato e non di libero professionista: la decisione gli valse 38mila dollari di rimborso. Nel 2003, 18 attori della Trilogia pretesero dei bonus dalla New Line come riconoscimento degli incassi stratosferici dei film (oltre tre miliardi di dollari), e ottennero giustizia.

La reazione della direttrice della Film New Zealand Gisella Garr è, invece, piuttosto ovvia:

Se la Nuova Zelanda perdesse Lo Hobbit a causa di questa disputa, potremmo non solo perdere questi film, ma anche la capacità di attrarre produzioni internazionali in futuro.

Mentre la Screen production and Development Association (SPADA), una agenzia neozelandese che lavora nell’industria cinematografica e che rappresenta gli interessi di produttori e case di produzione in Nuova Zelanda, ha diramato un comunicato stampa:

L’azione intrapresa dalla MEAA/Equity contro Lo Hobbit è preoccupante per l’industria cinematografica neozelandese, e potenzialmente molto dannosa per la reputazione internazionale della Nuova Zelanda. Ecco i fatti:

  • La MEAA è una unione registrata in Australia. La MEAA/Equity non ha status legale in Nuova Zelanda, così come definito dal Registro delle Società e Corporazioni il 16 settembre (…) Ciò significa che la MEAA non è in grado di stabilire accordi in Nuova Zelanda, né può essere registrata come una unione neozelandese.
  • Non è legale, in Nuova Zelanda, che una casa di produzione entri in una contrattazione collettiva con la MEAA/Equity o con qualsivoglia organizzazione di lavoratori riguardo i contratti degli attori, considerati liberi professionisti.
  • Le richieste che la MEAA/Equity sta facendo alla produzione dello Hobbit non sono legali
  • La MEAA/Equity si è rivolta alla produzione nel momento in cui era più vulnerabile: quando cioè il budget era già stato fissato e mentre la pre-produzione era in corso, contattando le unioni internazionali e organizzando un boicottaggio.
  • Non è corretto dire che la Nuova Zelanda non ha delle linee guida per i contratti degli attori. Il Pink Book, del quale anche la NZ Actors’ Equity rappresenta una parte, è stato utilizzato con successo per più di 15 anni, e specifica standard e condizioni. SPADA si è offerta di rinegoziare i termini del Pink Book con la NZ Actors’ Equity un anno fa, ma questi hanno insistito di voler intraprendere una trattativa collettiva illegale.
  • Il settore delle produzioni neozelandesi è già in difficoltà nell’attrarre produzioni estere a causa del cambio sfavorevole e della maggiore competitività offerta da incentivi all’estero. Tuttavia la Nuova Zelanda è riuscita a mantenere la sua competitività grazie alla sua reputazione per quanto riguarda qualità, flessibilità e amicizia.
  • Questa azione, e la pubblicità negativa che sta attirando sulla Nuova Zelanda, è dannosa per la nostra reputazione nella comunità cinematografica internazionale. Il senso comune deve prevalere, o i danni a lungo termine nel settore delle produzioni e nell’economia saranno profondi.

Fonte: Comingsoon.net, varie

Peter Jackson furioso: lettera contro la minaccia di boicottaggio dello Hobbit

Peter Jackson è uscito dal suo tipico isolamento mediatico e – cosa assai rara per il regista e produttore Neozelandese, nominato Sir dalla Regina d’Inghilterra – ha deciso di rilasciare una dichiarazione spontanea legata all’invito dell’IFA (che rappresenta i maggiori gruppi sindacali degli attori nel mondo) ai propri membri di boicottare Lo Hobbit finché i produttori neozelandesi non si decideranno a trattare i contratti con gli attori neozelandesi seguendo un’unica contrattazione (e, di fatto, facendoli aderire all’Unione). Nel comunicato, Jackson sottolinea che questo è illegale per la legge neozelandese, che “proibisce trattative collettive con organizzazioni lavorative che rappresentano gli attori, i quali sono considerati indipendenti. Il NZ Commerce Act sostiene che sarebbe fuorilegge affiancare l’Unione Australiana in questa attività“.

Jackson appare davvero furioso, soprattutto perché questo boicottaggio – che la Media, Entertainment and Arts Alliance (MEAA, l’unione degli attori Australiani, che dal 2006 fa pressioni assieme all’IFA per “unionizzare” il sindacato degli attori neozelandesi) sostiene essere condiviso anche da attori come Ian McKellen, Cate Blanchett e Hugo Weaving, come riporta il Dominion Post – potrebbe portare a due conseguenze, entrambe gravissime per l’economia Neozelandese: l’annullamento del progetto dello Hobbit o, più probabile, lo spostamento delle riprese in Europa dell’Est (!).

Dopo il salto potete leggere la traduzione dell’intero comunicato di Jackson. Va sottolineato il grave incidente diplomatico Austalia/Nuova Nelanda che si va configurando: ricordiamo che l’industria cinematografica neozelandese (come in generale tutte le attività dello stato a Sud del Pacifico) vanta una indipendenza storica, e teme le pressioni Australiane:

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Diversi motivi hanno allontanato Del Toro dallo Hobbit

In una nuova intervista al Los Angeles Times durante il Comic-Con di San Diego, Guillermo del Toro ha sottolineato che non sono stati solo i problemi finanziari della MGM a causare il suo allontanamento finale dalla produzione dello Hobbit:

La gente continuava a credere che i problemi venissero solo dalla MGM. In realtà sono stati più fattori, non solo la MGM. Sono film molto complessi da realizzare, sia economicamente che politicamente. Dovevamo avere la benedizione di tre case di produzione.

Il fatto è che ogni sei mesi credevamo di essere pronti a partire, e ogni sei mesi veniva tutto rinviato. Prima che me ne potessi rendere conto, era passato un anno, e poi due.

Quali saranno questi problemi “economici e politici” tra New Line, Warner (che possiede la NL) e MGM? Per ora non possiamo saperlo.

Nonostante alcuni sostenessero che i problemi fossero anche di carattere creativo tra Del Toro e il produttore Peter Jackson, il regista nega totalmente: Leggi tutto “Diversi motivi hanno allontanato Del Toro dallo Hobbit”

Peter Jackson parla dei rumour sullo Hobbit: nulla è stato ancora deciso

Questo sì che si chiama procedere a singhiozzo.

L’altro giorno Mike Fleming su Deadline dava praticamente per certa la firma di Peter Jackson per la regia dello Hobbit, e oggi Harry Knowles su AICN frena pesantemente, citando nientemeno che Jackson stesso, amico di lunga data del blogger (e da lui chiamato “Derek”, come il protagonista di Bad Taste interpretato proprio dal regista):

Al momento non è cambiato nulla. Ho sempre detto che dirigere il film era una possibilità, e quindi questa non è una notizia. Le major stanno mettendo insieme quello che potrebbe essere il contratto, perché non c’è altro modo di capire se sia una possibilità fattibile o meno. Tuttavia, onestamente è una delle varie possibilità che abbiamo – c’è moltissima carne al fuoco al momento. Quello che interessa a tutti, per ora, è che non si perda altro tempo e non si slitti di un altro anno, perché a quel punto inizieremmo a perdere la gente – e questo diventa sempre più difficile, giorno dopo giorno. Molte persone – sia film makers che studios – stanno lavorando duramente proprio in queste ore, per cercare una soluzione positiva.

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MGM in vendita: la Warner fa un’offerta

Come ormai sapete da mesi, la MGM (che possiede una parte dei diritti di produzione e distribuzione dello Hobbit) è vicina al fallimento e sta accettando offerte per essere acquisita da qualche major o per vendere i propri asset e ristrutturare la compagnia.

Immaginate se la 20th Century Fox la comprasse. Significherebbe che la casa di produzione responsabile di film come Dragonball Evolution (realizzato con un approccio totalmente anti-fan) potrebbe mettere le mani sullo Hobbit. Ovviamente, nessuno di noi si augura una cosa simile: la buona notizia è che, in realtà, molto probabilmente sarà la Warner Bros., che detiene il resto dei diritti, possiede la New Line Cinema (casa di produzione dello Hobbit) e sta finanziando la pre-produzione dei due kolossal di Guillermo del Toro, a fare l’offerta più interessante.

Lo spiega Variety in un interessante articolo nel quale sottolinea come le prossime settimane saranno vitali per la MGM, che entro fine gennaio dovrà trovare una soluzione per i propri problemi finanziari.

La major, che è in vendita dal 13 novembre, ha ricevuto numerose offerte con accordi di riservatezza da potenziali compratori. Sono stati più di venti gli accordi presi nel mese scorso per poter vedere i libri contabili. Non è detto che la MGM venga venduta, la major infatti lascia aperta la possibilità di proseguire le attività in maniera indipendente, vendendo degli asset e raggiungendo un accordo con gli oltre 140 creditori.

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Ufficiale: accordo tra la New Line e la Tolkien Trust, lo Hobbit è salvo

Se qualcuno, un anno fa, pensava che questa causa legale avrebbe fermato la produzione dello Hobbit, ora può tranquillizzarsi.

Dopo la notizia dell’altro giorno, arriva il comunicato ufficiale: la Tolkien Trust (un ente benefico inglese che si occupa di gestire l’eredità di J.R.R. Tolkien, attivo in particolare per le cause del WWF), la HarperCollins Publishers Ltd. e la New Line Cinema hanno risolto fuori dal tribunale una causa legale legata alla trilogia cinematografica del Signore degli Anelli.

La causa era stata intentata a febbraio 2008: HarperCollins Publishers Ltd. e i rappresentanti degli eredi di J.R.R. Tolkien accusavano la New Line Cinema di non aver fatto fede a una serie di accordi per quanto riguarda la divisione dei profitti della trilogia del Signore degli Anelli, uscita al cinema tra il 2001 e il 2003 negli Stati Uniti. I dettagli dell’accordo che ha risolto la causa non sono stati diffusi.

Commenta (forse con un po’ di amarezza) la notizia Christopher Tolkien, unico figlio del Professore ancora vivo: “I nostri fiduciari sostengono che una azione legale sarebbe stata comunque necessaria, ma sono felici che questa disputa sia stata risolta con termini soddisfacenti che permetteranno alla Tolkien Trust di procedere con le proprie opere benefiche. A questo punto i nostri fiduciari riconoscono alla New Line Cinema il diritto di procedere con i film dello Hobbit.”

Grande soddisfazione esprime il presidente della Warner Bros. Alan Horn: “Diamo grande valore al contributo che i romanzi di J.R.R. Tolkien hanno dato al successo dei nostri film, e siamo felici che questa disputa sia stata superata. Siamo ora rivolti verso una relazione produttiva e positiva per tutti nel futuro.” La Warner Bros. ai primi del 2008 aveva assorbito completamente la controllata New Line Cinema, ereditandone i beni (come i diritti di produzione delle opere di Tolkien) ma anche i mali (alcune cause legali, tra cui questa e un altro accordo legale con Peter Jackson sui profitti relativi ai film).

A questo punto i film dello Hobbit hanno il via libera definitivo anche dal punto di vista legale. L’accordo sancito oggi dovrebbe sbloccare la pre-produzione dei film, e quindi a breve dovremmo finalmente sapere qualcosa del casting, anche perché le riprese inizieranno a marzo-aprile del 2010 in Nuova Zelanda.

Se l’accordo non fosse stato preso, la causa sarebbe finita in tribunale alla Corte Superiore di Los Angeles il 19 ottobre. Secondo le accuse, la New Line Cinema doveva ancora pagare 220 milioni di dollari alla Tokien Trust in base a un contratto del 1969: il 7,5& degli incassi complessivi (sei miliardi di dollari stimati per i tre film), esclusi certi costi. Se il processo fosse iniziato, l’intenzione della Tolkien Trust era quella di chiedere al giudice di sospendere la produzione dei due film dello Hobbit. Non è stato diffuso l’ammontare esatto della cifra pattuita, ma l’ente benefico si dice soddisfatto: “Questo permetterà alla Tolkien Trust di supportare più di 100 opere caritatevoli in giro per il mondo,” conclude Bonnie E. Eskenazi, procuratore della Tolkien Trust. Opere che includono Save The Children, il Darfur Appeal, Asia Earthquake Appeal e la World Cancer Research Foundation.

Maggiori informazioni sulla causa, e le motivazioni che hanno portato a tutto questo, in questa serie di notizie.

Eredi di Tolkien: causa quasi risolta, Lo Hobbit è salvo

La causa legale che impegna la Tolkien Trust (società che tutela gli Eredi di Tolkien) e la New Line Cinema (ora confluita nella Warner Bros.) da un paio d’anni sembra essersi risolta definitivamente fuori dal tribunale.

Noi seguivamo la faccenda dalle prime minacce di Christopher Tolkien, unico figlio del Professore ancora in vita, il quale l’anno scorso disse di voler fare di tutto per impedire la realizzazione dei film dello Hobbit. Il motivo? La New Line Cinema non avrebbe onorato a pieno un contratto del 1969, e non avrebbe pagato l’ammontare corretto di denaro agli eredi di Tolkien desunto dagli incassi della trilogia del Signore degli Anelli (si parlava di un’ottantina di milioni di dollari mancanti).

L’ultima che avevamo sentito era che le due parti sarebbero finite in tribunale: una faccenda che poteva rallentare la produzione dei film dello Hobbit, se non sospenderla. Ma Peter Jackson e Guillermo del Toro non sembravano particolarmente preoccupati, ed ecco perché: a quanto pare la Tolkien Trust e la New Line hanno condotto trattative fuori dal tribunale e hanno raggiunto un “accordo provvisorio”, secondo quanto riporta TheOneRing.net.

Le due parti hanno firmato un accordo che sostiene esplicitamente che “sono entrate in un accordo vincolante per risolvere questa questione, tale accordo è soggetto a una serie di ratifiche il cui ottenimento potrebbe durare alcune settimane: una serie di persone/entità (tra cui la Warner) dovranno sottoscrivere questa decisione.” La fonte di TheOneRing.net sostiene che “in linea di principio questo non sarà più un ostacolo per la produzione dei due film dello Hobbit”.

Maggiori informazioni sulla causa, e le motivazioni che hanno portato a tutto questo, in questa serie di notizie.

Christopher Tolkien vuole fermare Lo Hobbit

Christopher Tolkien, figlio di J.R.R. Tolkien, vuole fermare Lo Hobbit. L’erede del Professore ha intenzione di fare di tutto per impedire alla New Line Cinema di girare Lo Hobbit e il suo sequel, a partire dal 6 giugno.

Il 6 giugno si terrà l’udienza per la causa che la Tolkien Trust ha intentato contro la New Line Cinema dopo che la Mayor non ha (apparentemente) onorato i suoi impegni finanziari nei confronti degli eredi di Tolkien riguardo agli incassi della trilogia del Signore degli Anelli.

Sembra che per l’occasione Christopher Tolkien, il figlio 83enne del Professore di Oxford, tenterà un’ultima crociata per fermare la produzione dello Hobbit e del suo sequel.

Secondo Tolkien la New Line deve ancora pagare 80 milioni di sterline alla famiglia. Ora che lo studio è stato assorbito completamente dalla Warner Bros, quest’ultima non ha voluto commentare, e i suoi piani di “reazione” li scopriremo il 6. L’intenzione di Tolkien, comunque, è di chiedere al giudice della California di terminare lo sfruttamento dei diritti da parte della New Line. In questo modo il film non si potrà fare.

Difficilmente, comunque, la cosa accadrà. Sappiamo tutti che la New Line e la MGM hanno già dato il via libera alla pre-produzione dei film, stanziando budget e chiedendo a Del Toro, Jackson, Walsh e Boyens di iniziare a scrivere le sceneggiature. Difficilmente, dopo anni di attesa, se ci fosse stato il timore di un blocco le due mayor avrebbero fatto partire la grande macchina della produzione.

Ad ogni modo, vi terremo informati sugli sviluppi.