Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate, nuova clip dall’edizione estesa!

bardhobbitWarner Home Entertainment México ha diffuso un nuovo estratto dall’Edizione Estesa di Lo Hobbit: la Battaglia delle Cinque Armate.

La preview ci mostra una sequenza inedita tratta dallo scontro tra Bard e Smaug a inizio film:

Per tutte le informazioni sulla Extended Edition vi rimandiamo a questo articolo.

 


317 pensieri su “Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate, nuova clip dall’edizione estesa!

  1. Certo che tempo prima Bilbo aveva detto a Thorin che l’avrebbe piantata nella contea , ma questo potrebbe dare ancora più importanza al messaggio che Bilbo vuole trasmettere a Bard. Cioè, ritiene più importante dare coraggio ad un condottiero che in quel momento sta perdendo le speranze.

  2. Qualcuno ha scaricato la digital download ? Per quanto riguarda gli extra com’è il discorso ?

  3. Ragazzi piccolo off-topic. Star Wars sta per tornare in tutto il suo classico stile. Bellissimo il trailer, uno dei più belli mai realizzati per film di genere. Tutto super segreto e niente è ciò che sembra. Andate a vederlo e riguardatevi la a Trilogia Classica. Non quella pacchianata della trilogia prequel.

  4. La Vendetta dei Sith si salva però! I primi due sono aborti venuti male, mentre il terzo è fatto molto meglio anche se troppo saturato a livello fotografico. Bello perché fa da ponte con la Trilogia Classica.

  5. @Acquaforte, ti ringrazio!
    Cerco di esporti il mio punto di vista; ovviamente si tratta di un punto di vista personale, consolidato da qualche lettura specializzata, ma senza alcuna pretesa di verità.
    Quello che ho definito come il “sostrato biologico-istintuale” gioca, a mio avviso, una parte nemmeno troppo importante nella nostra questione. Certo, è istintivo per l’essere umano vedersi attratto dalla luce anziché dal buio, come lo è provare una sensazione di calma di fronte a linee curve ed irrequietezza di fronte a quelle spezzate, oppure sentirsi rilassato durante l’ascolto di suoni e melodie tranquille e stimolato durante l’ascolto di melodie più frenetiche e suoni più assordanti.
    Stesso discorso per colori e tonalità: alcune ricerche affermano che il verde, il giallo e l’arancione, ad esempio, siano percepiti alla vista come antidepressivi, in opposizione al nero, al marrone, al grigio scuro o al viola scuro. Già la distinzione fra colori caldi e colori freddi è indicativa: i colori caldi infondono appunto “calore”, stimolano l’osservatore, ne solleticano l’attività; quelli freddi, invece, ispirano un po’ più di “freddezza”, sia nel senso pieno (cioè fisico) del termine, sia in senso lato, vale a dire il fatto che essi ci rilassano, ci tranquillizzano, ci calmano. Ecco perché si parla di “luci rosse” in contesti più “piccanti”: tali luci rosse erano effettivamente accese, proprio per tenere vigili e svegli i vari partecipanti. Ed ecco perché, invece, le camere da letto presentano tendenzialmente pareti con colori freddi: una parete blu o turchese favorisce l’addormentamento molto di più rispetto ad un’altra rossa od arancione.
    Il problema, dunque, sorge quando vogliamo fermarci a questo punto. Se ci fermassimo a questo punto, infatti, chiameremmo buoni solo i cibi grassi o dolci, e rifiuteremmo quelli amari o aspri. Chissà quante verdure non mangeremmo! Se non lo facciamo, è perché siamo stati “educati” al gusto. E con “educazione” intendo un modellamento culturale e sociale. Se non esistesse questo modellamento, i gusti sarebbero pressoché uguali: al contrario, l’inglese medio non apprezza molto le uova centenarie e, viceversa, il cinese medio non gradisce il formaggio Stilton.
    Perciò, ritengo che il sostrato biologico-istintuale non sia determinante: altrimenti, preferiremmo, ad esempio, una semplice tela bianca (luminosa) a molti dei quadri di Goya (piuttosto cupi).
    Come e dove, allora, può collocarsi l’intuizione, l’ispirazione, l’illuminazione artistica? Per rispondere, devo tirare in ballo Carl Gustav Jung. Infatti, è proprio nella concezione di “psiche” delineata da Jung che, secondo me, si trova la risposta. È nel territorio della psiche junghiana che convergono tutti i fattori biologici, fisiologici, evoluzionistici, pulsionali, istintuali, emozionali, culturali, sociali, nonché tutti i nostri ricordi, il nostro vissuto e le nostre esperienze. Fattori, poi, che non sono semplicemente stratificati: alcuni sono più profondi, più originari, altri meno: ma tutti sono compenetrati ed interdipendenti fra di loro.
    Perché mi riferisco a Jung e non a Freud? Secondo Freud, l’inconscio è prettamente individuale: il mio inconscio sarà sicuramente diverso dal tuo, e il tuo sarà diverso da quello di qualunque altro frequentatore di questo sito. Sono diversi perché è diverso il nostro vissuto. Secondo Jung, invece, oltre all’inconscio individuale esiste anche un inconscio collettivo. In parole povere, l’inconscio collettivo è, appunto, condiviso da tutti gli uomini, poiché costituisce l’insieme di contenuti psichici che affondano le radici in un remotissimo passato, in quanto eredità della storia dell’umanità. Mi spiego meglio: nel corso del proprio sviluppo, l’umanità ha sperimentato numerosi impulsi ed esperienze, che si sono poi sedimentati in forma archetipica. Ecco perché l’inconscio collettivo è, appunto, collettivo, perché è universale e condiviso da tutti gli uomini e perché si manifesta in tutte le culture. Ci siamo mai chiesti perché popoli lontanissimi fra loro (quello egizio, quelli mesopotamici e quelli precolombiani) abbiano espresso, tramite le piramidi, una comune tendenza verso l’alto, verso il cielo? E perché in culture diversissime troviamo le manifestazioni della figura della Grande Madre, o del Vecchio Saggio?
    Dunque, secondo Jung, ciascuno di noi condividerebbe questi medesimi contenuti psichici, eredità di un lontanissimo passato. Per chi volesse approfondire, consiglio la lettura (molto molto affascinante) del volume intitolato Gli archetipi dell’inconscio collettivo.
    Ho voluto fare riferimento a Jung perché, a mio parere, il concetto di inconscio collettivo (e dei relativi archetipi) esprime al meglio l’idea di una commistione e compenetrazione fra elemento biologico-fisiologico ed elemento culturale-sociale-storico. In questa zona, secondo me, si può collocare il fenomeno dell’intuizione artistica. L’intuizione artistica, cioè, si manifesterebbe a partire dalla sezione inconscia della nostra psiche, vale a dire dal nostro inconscio personale e da quello collettivo, e dalla successiva interazione con la parte cosciente. Parliamo, insomma, di una sorta di pentolone magico, all’interno del quale si mescolano i nostri impulsi biologici, i nostri istinti, i nostri valori e princìpi, i nostri modelli culturali, i nostri ricordi, i nostri sogni… in poche parole, la nostra creatività. Che nasce dalla nostra identità più originaria.
    Perciò, personalmente non ricondurrei tutto al fattore biologico, o al DNA. Non tutto; ma una parte sì. E non ricondurrei tutto al fattore culturale. Anche in questo caso: non tutto, ma una parte sì. Perché, secondo me, si tratta di un processo in parte biologico, in parte istintivo, in parte culturale, in parte sociale, in parte collettivo e in parte individuale.
    Infine, è sempre Jung a ricordarci quanto tale nostra identità sia esprimibile artisticamente. Solo recentemente, infatti, è stato pubblicato (postumo) il Libro Rosso, o Liber Novus. Questo volume non era stato concepito per esser dato alle stampe; al contrario, rappresentava una sorta di taccuino “psicologico”, in cui Jung descriveva il proprio percorso interiore alla scoperta di se stesso. E, per descrivere tale percorso, Jung fece ricorso anche al disegno. Questo ne è un esempio: http ://www.psicoterapiajunghiana.com/images/nave-jung-librorosso-grande.jpg
    Sono sicuro che un’artista ed un’amante dell’arte, come lo sei tu, troverà affascinante ed avvincente una simile lettura.

  6. @Celegorm e @tutti, tendenzialmente la penso come @Celegorm. Sia per quanto riguarda la EE, sia per quanto riguarda le considerazioni sull’accoglienza riservata a LH. Avevo inteso il senso autentico delle sue parole già prima della sua precisazione; precisazione che è comunque ben accolta, poiché aiuta ad evitare fraintendimenti.
    Nessuno vuole contestare i gusti dell’altro. Infatti, se si afferma, ad esempio: “Il cibo di McDonald mi piace anche se non è propriamente il cibo più salutare al mondo”, nessuno obietta, né si permette di contestare. Ma se invece si afferma: “Il cibo di McDonald mi piace e perciò è il cibo migliore al mondo”, allora le cose cambiano.
    Un conto è esplicitare le proprie preferenze, il proprio gusto: si tratta di un’opinione personale, legittima e valida quanto le altre, e perciò generalmente incontestabile. È un altro, invece, quando si trasforma un’opinione in affermazione: l’affermazione può essere verificata o falsificata, e quindi si può (in alcuni casi, si deve) contestare.
    Il commento di @raffaelelecce dovrebbe farci da vademecum. Fortunatamente, fra gli utenti rimasti, non ci sono (al contrario, in passato ve n’erano) persone che si permettono di contestare e squalificare le opinioni altrui. Anche se, frequentando un sito come questo, dovevamo essere pronti sin dall’inizio ad incontrare tali persone con tali relative posizioni. Su qualsiasi sito e riguardo qualsiasi argomento dibattuto, si ricreano dinamiche più o meno simili. Tanto che potremmo addirittura scriverci un libro!
    Chi apprezza l’opera in questione viene fatto passare per uno con bassi standard qualitativi, uno che si fa andare bene tutto, con scarso spirito critico, dalla bocca buona. Uno spettatore mainstream, che segue pedissequamente la massa. Un fanboy la cui unica ragione di vita è esaltare il proprio idolo ed accettarne con venerazione l’operato. Un fanatico per cui l’oggetto del proprio fanatismo è innalzato a vetta universale della creazione umana. Uno un po’ tontolone ed ingenuo, assimilato alle quindicenni che si strappano i capelli ai concerti degli One Direction. Purtroppo, molti sono effettivamente così.
    Chi invece contesta l’opera viene fatto passare per un disturbatore sistematico. O un troll, o un perdigiorno che non ha altra vocazione se non quella di trascorrere il tempo a demolire ciò che gli altri apprezzano. Un criticone che non si fa mai andare bene niente. Una persona triste e insensibile, perché non riesce ad emozionarsi come gli altri. Uno che mentalmente è elastico come la grafite, perché ancora non capisce che non può permettersi di fare paragoni fra un’opera e l’altra, o (ahhh, ovvove!!!) fra film e libro. Un integralista, un fanatico dell’ortodossia: se critica è sempre perché contrario di principio ai cambiamenti. Uno che, mentre gli altri si permettono il lusso di poter dire solo “Bellissimoooo!!!!!”, “Fighissimoooo!!!!!” o “Bravissimooooo!!!!!”, non può dire “Non mi piace”, “Brutto” o addirittura “Che schifo!” se non dopo essersi scusato con chilometriche argomentazioni e spiegazioni. E anche in questo caso, purtroppo, molti sono così.
    Ciò che può distinguerci e rendere fruttuoso il dialogo è appunto superare questo livello superficiale e dialogare con pari dignità, arricchendo il discorso con il proprio contributo.
    @MP, grazie per il link. Nei confronti di questa scena, però, sono un po’ perplesso: nella sua interezza non la vorrei nella TE, ma alcune parti certamente sì. Ad esempio, il primo piano di Bard, con relativo monologo, sarebbe stato perfetto come conclusione del suo arco narrativo: una prospettiva di una Dale ricostruita e fiorente avrebbe infatti potuto suggerirci l’investitura di Bard a Re.
    Trovo meno felice, invece, lo scambio di battute fra Bilbo, Gandalf e Bard: lo trovo abbastanza surreale, con loro che parlano beatamente mentre a una decina di metri Uomini e Orchi si ammazzano. Apprezzo poco, poi, la piantatura della ghianda a Dale: mi sarebbe piaciuto molto di più vedere Bilbo piantarla nella Contea. E magari far di questo un collegamento con ISDA: pensate che bello se da quella ghianda piantata fosse nato l’Albero della Festa! Ma lo sapete, io sono uno di quelli che avrebbe voluto la sequenza del ritorno molto corposa, ma tant’è…
    @Atanvar, su Star Wars la penso più o meno come te. È interessante vedere quante diverse posizioni esistano su un argomento determinato. Gli estimatori della nuova trilogia sicuramente non saranno d’accordo. Perciò, pur non condividendo, credo che almeno comprenderai il mio punto di vista su LH.

  7. @Atanvar:
    Immancabile ed Irrinunciabile Appuntamento, come del resto l’imminente uscita della EE de Lo Hobbit!! Mi sento come “il visconte dimezzato” ; “divisa” ma per l’amore nei confronti di entrambe le pellicole che hanno segnato momenti importantissimi della mia età eheheheh
    Ciao
    P.S.
    in linea di massima condivido quello che dici per le due trilogie relative a Star Wars, ma l’amore è più forte di qualsiasi difetto….
    P.S. del P.S.
    i difetti del prequel li vedo tutti, comunque sì “la vendetta dei sith” è superiore, perlomeno a parte del primo e del secondo episodio….tralasciando le scene insulse e FORTUNATAMENTE tagliate ed accantonate, soprattutto del secondo episodio!
    Ciao 2

  8. @Diego:
    bellissimo intervento per @acquaforte. Grazie come sempre ;-D

  9. @Diego:
    ho inviato il commento in fretta, volevo sottolineare la bellezza del disegno da te linkato! Grazie per a riflessione che hai scritto su Jung.
    Ciao

  10. Quando si blocca con un messaggio non si riesce più ad inviare, mi dice che lo invia e poi non lo vedo in fondo alla lista, neanche se lo cambio, se non lo cambio dice “Messaggio già inviato”. Se non esce un nuovo articolo non posso postare nulla, questo articolo qui per me è bloccato, vediamo se mi invia questo messaggio almeno.

  11. Allora, blog, mi dici gentilmente COME devo fare col messaggio vecchio?! Potevi aspettare ancora un’pò a dirlo… hahahahahaha :-).
    Ragazzi, ora sapete perché sono mancato :-).

    Andrew Lesnie, The Unforgotten Light.
    Christopher Lee, The Defining Wizard.

  12. Prove tecniche, hehehe :-). E ora all’EE! :-).

    Andrew Lesnie, The Unforgotten Light.
    Christopher Lee, The Defining Wizard.

  13. Ehi mancavi da un po’ anche tu! Io ho avuto problemi col sistema operativo…al solito…
    Vai che è uscito un nuovo articolo!!!!!
    Ci leggiamo di là!! Ciao

  14. Per prima cosa, @ Diego, grazie per l’ esposizione del “tuo punto di vista”, reso con un linguaggio di tale chiarezza da far apparire semplice un campo d’indagine studiato e dibattuto in ben altri contesti. Dono di natura o risultato di annosi e sudati studi? ^___^. Farò tesoro dei tuoi consigli.

    Ora, nell’attesa della EE, voglio raccontarti una piccola storia.
    Correva l’anno 2014 e qui si era in spasmodica attesa del terzo film. Gli animi erano infiammati dalla discussione sulla DDS e il triangolo Legolas, Tauriel, Kili faceva la parte del leone. Io ero nuova su queste pagine, e intervenne sulla questione molto delicata relativa alla battuta dei “pantaloni di Kili”.
    Al solito c’erano due scuole di pensiero:
    1. chi si scandalizzava perché la riteneva irrispettosa nei confronti di Tolkien, irriguardosa per chi leggeva, gratuita e di cattivo gusto,
    2. E chi, io appartenevo questa falange, la riteneva consona ai tempi, e soprattutto giustificata dall’incazzatura di Kili, imprigionato, da una femmina per giunta (e qui scattava la polemica femminista contro i maschietti).
    Scrissi poche parole in tono ironico , vuoi per ingenuità, vuoi per arroganza. Mi arrivò un cazziatone da un certo @Diego ^__^, elegante e durissimo. Chi ero io per fare dell’ironia su qualcosa che poteva disturbare la sensibilità altrui?
    Aveva ragione. Ci misi un po’ a digerire il salutare rimbrotto, ma imparai la lezione . Almeno cosi spero.

    E ora arrivo a Celegorm. Lo so che nella fretta di scrivere uno usa parole che poi, lette, assumono un significato non del tutto voluto. Tipo “consento”, ad esempio. E la polemica non è contro lui, bensì contro quello che è stato espresso da molti, qui e in altri blog, e ben evidenato dalla sua frase dell’ essere “deliziato dalla meravigliosa (in corsivo) storia d’amore di K e T.”. E che, “siate obiettivi, su, solo perchè qualcosa vi piace non significa che non possiate avere senso critico su di esso, no? ” C’è in queste frasi un che di supposta superiorità verso una come me, che basa il suo metro di giudizio sul l’emozione, principalmente.
    Io leggo con meraviglia e ammirazione i post in cui si seziona chirurgicamente ogni singola scena de LH. Non solo non ne sarei capace, ma non mi ricordo nemmeno i particolari. La mia mente ragiona diversamente. Il mio metro di giudizio è l’emozione che provo. Emozione che è anche il risultato di quel processo biologico, istintivo, culturale, sociale che tu hai descritto così bene. Che ha le sue radici nel profondo di tutti noi.
    Questa io sono, né meglio né peggio di altri.

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