Hobbit Tales: tutti i dettagli sul nuovo gioco di carte dedicato a Lo Hobbit

hobbittales

A poco più di tre mesi dall’uscita cinematografica di Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate, capitolo conclusivo della nuova trilogia di Peter Jackson, Giochi Uniti ha lanciato sul mercato un gioco di carte dedicato a Lo Hobbit.

Qui di seguito vi proponiamo tutti i dettagli in merito.

Riceviamo e condividiamo un comunicato stampa di Giochi Uniti in merito a un nuovo gioco da tavolo dedicato a Lo Hobbit disponibile già da qualche settimana.

A meno di quattro mesi dall’uscita di Lo Hobbit La battaglia delle Cinque Armate, prevista per il 17 dicembre 2014, ecco una buona notizia per tutti gli appassionati di giochi di carte e storie Hobbit. Giochi Uniti porta in Italia il nuovo gioco di narrazione con le carte, ispirato al mondo fantastico di Tolkien, Hobbit Tales.

 

L’imperativo, come è intuibile, è avere spiccate doti da storyteller. Il gioco di carte, incentrato sulla narrazione, è stato progettato dall’acclamata e premiata coppia di designer italiani Marco Maggi e Francesco Nepitello, tra i curatori anche de Il Signore degli Anelli LCG.

 

Ispirato ai racconti di J.R.R Tolkien, Hobbit Tales è un divertente e movimentato gioco di carte di narrazione. In Hobbit Tales, i giocatori si alternano nel ruolo di narratore e competono per raccontare la storia più fantasiosa. La base del racconto è improvvisata usando un mazzo di carte illustrate (“carte Avventura”), mentre pericoli e imprevisti sono introdotti giocando “carte Mostri” e “carte Minaccia”.

Il narratore di turno utilizza “carte Avventura” di grandi dimensioni, splendidamente illustrate, per creare la base del suo racconto. Carta dopo carta, cercherà di arrivare a un finale completo e positivo. Ma gli ascoltatori non restano in silenzio: quando le “carte Avventura” giocate dal narratore corrispondono alle “carte Minaccia” in mano agli altri giocatori, questi ultimi possono tirare il dado speciale. Se il tiro ha successo, interrompono temporaneamente la narrazione e possono loro stessi contribuire alla storia, obbligando il narratore a includere pericolosi episodi o spiacevoli incontri con creature mostruose. Inoltre, le interruzioni eliminano “carte Avventura” dal tavolo, rendendo difficoltoso per il narratore raggiungere il finale della sua storia.

Nel corso della partita i giocatori si aggiudicano segnalini “Applausi” che valgono punti vittoria. Quando tutti i giocatori hanno raccontato una storia, la partita è finita e si calcolano i punteggi. La confezione contiene le regole speciali per utilizzare Hobbit Tales insieme al gioco di ruolo l’Unico Anello, ambientato anch’esso nel mondo fantasy della Terra di Mezzo e realizzato dagli stessi autori, che consentono di utilizzare le carte per la risoluzione dei pericoli durante gli
avventurosi viaggi nella Terra di Mezzo.

 

Le birre sono servite, gli anelli di fumo salgono verso il soffitto.. ora non resta che tirare fuori le proprie doti di cantastorie, allietare gli altri concorrenti e farsi premiare per la storia più bella.

 

Hobbit Tales, su licenza Cubicle 7, è disponibile sullo store online di Giochi Uniti e nelle catene Città del Sole, Games Academy e negozi La Giraffa a partire dalla fine di agosto 2014.

 

Per ulteriori informazioni visita il sito Giochi Uniti www.giochiuniti.it


18 pensieri riguardo “Hobbit Tales: tutti i dettagli sul nuovo gioco di carte dedicato a Lo Hobbit”

  1. Altra cosa che durerà molto poco… Chissà quanto andrà avanti ancora la causa?

  2. Perché ho l’impressione che tutto questo non piacerà a Chris Tolkien? O.O

  3. Chris Tolkien alla sua venerabile etá di 90 anni potrebbe anche essere un pó più tollerante per certe cose. Si sta sfiorando il nazismo intellettuale!

  4. Ah, certo… Passi metà della tua vita a proteggere e conservare l’eredità letteraria di tuo padre e devi pure sopportare certe oscenità come le Slot Machine, i Menù Hobbit e tutto il resto? Grazie al cielo,

    1 – Warner Bros ha tenuto sotto molto poco controllo l’ “Ombra di Mordor”, così Tolkien Estate potrà fare valere una lesione di diritti d’autore grande quanto l’Eregion e pretendere molto di più degli 80 milioni di $ richiesti all’inizio.

    2 – che Christopher Tolkien è arrivato a 90 anni. Chi non ha letto gli Unfinshed Tales e The History of Middle-Earth non si rende conto di cosa significhi dedicare 40 anni della propria vita, 40!, all’opera del proprio padre, dover ammettere errori terribili e offrendo ogni disponibilità a tutti gli studiosi meritevoli, consentendo al Mondo di comprendere di anno in anno un pochino meglio cosa significasse il lavoro di un’altra vita. Se a qualcuno fosse sfuggito, in 40 anni Christopher Tolkien si è occupato di 57-58 anni di opere di J.R.R. Tolkien . E nonostante tutto è molto improbabile che vedremo una versione ricostruita del Lai di Leithian o di Tuor e la Caduta di Gondolin, storie che pur essendo nel cuore di Tolkien, a 100 anni dalla loro prima espressione ancora nessuno è riuscito a leggere in forma compiuta.
    Capiamo cosa significa non poter dar loro forma compiuta, nonostante decenni di sforzi, quando già 50 anni fa questa difficoltà opprimeva il cuore del proprio padre? Capiamo tutto questo prima di sparare due righe di faciloneria?
    E non abbiamo parlato di tutto le altre opere postume… quante sono, 25-30?

    Una è stata pubblicata solo in questo maggio, ma immagino che prima di dare del “nazista intellettuale” uno se lo sia letto per intero e abbia capito che dono sono le lezioni di Tolkien sul Beowulf. Certe parole bisognerebbe distillarle atomo per atomo, specie per chi i nazisti li ha affrontati in guerra.
    No, è molto più facile usare quelle quattro paroline utili a porsi in uno stato di automatica apertura (“tolleranza”), pregne di tanto preconcetto da rasentare la chiusura sigillata.

    Christopher Tolkien è davvero venerabile, ma non certo per la sua età. Io non ho che gratitudine per lui, come chiunque altro studi Tolkien. Non mi aspetto che tutti capiscano cosa significhi aver dedicato le proprie fatiche per quasi metà della storia di Tolkien, mi aspetto che le persone usino le parole per almeno un decimo del peso che hanno.

  5. dico solo che tirare in ballo tribunali per un gioco di carte o un videogame è molto poco “venerabile”, peró è solo una mia opinione quindi ti pregherei di rispettarla senza darmi dello “spara falcionerie”, grazie

  6. Benché ultimamente il mio pensiero sia risultato radicalmente contrastante con le posizioni di @tolkienist, in questo caso, in merito al senso del discorso, non posso non condividere (sebbene il punto di maggior dissenso forse risieda nel fatto che io considero l’operazione LH animata da uno spirito troppo simile a quello che ha prodotto come risultato il suddetto gioco di carte).
    Invece, relativamente allo “spara-facilonerie”, concordo con @Redelnord. Non condivido l’atteggiamento implicito (e alla fine anche troppo esplicito) in virtù del quale alcuni sono più legittimati a parlare di altri. Un pizzico in meno di supponenza aiuterebbe tutti quanti.

  7. Io penso che Christopher Tolkien meriterebbe un minimo di rispetto. ..
    Se non fosse per lui, non avremmo né il Silmarillion, né la History of Middle Earth, né i Racconti Incompiuti né un altro incredibile numero di opere. Tutti ad elogiare Peter Jackson, e CT nella maggior parte dei casi passa come un vecchio bigotto inacidito.
    Ma d’altra parte, è un vero peccato che CT non svenda il Silmarillion al miglior offerente, per farne un’ esalogia o una serie tv improntata al massimo guadagno, come sta adesso facendo l’ HBO con Game of Thrones, no? Che le tematiche di cui tratta, che fanno un solo boccone di Game of Thrones o di qualsiasi altro romanzo contemporaneo, vengano date in pasto a qualche produttore senza scrupoli a cui interesserà unicamente di calcare la grande onda di LotR filmico, importa a qualcuno? Ma tanto è sempre CT ad avere torto!

  8. Usare la parola “nazista” in quel modo è pura e semplice superficialità, non c’è attributo o smorzamento che tenga.

  9. @tolkienist:
    Concordo anzi, non ci sarebbe manco bisogno di scriverlo….
    @Feanoriel:
    Saggia, come sempre!

  10. Mi piacerebbe sapere in base a quali motivazioni si può già decretare una vita breve a questo gioco di carte narrativo ideato dai massimi esperti del settore già autori di altri giochi da tavolo (e di ruolo) tolkeniani che hanno ricevuto riconoscimenti in Italia e nel mondo, durano da parecchi anni e risultano molto filologici rispetto ai libri cui si ispirano. Ora, concordo sul fatto che anche nel mondo dei boardgames (come in altri ambiti) abbiamo visto di tutto e di più pur di sfruttare l’onda commerciale ma, vi assicuro, non si tratta di questo caso.

  11. @Fabio, è presto detto: se si seguisse un pochino la causa tra Tolkien Estate e Warner Bros si capirebbe immediatamente il perché.

    Attualmente c’è in palio lo sfruttamento dei diritti commerciali sui diritti cinematografici di Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, questi ultimi gli unici sicuramente in possesso di Middle-Earth Enterprise e licenziati a Warner Bros. I diritti sullo sfruttamento commerciale in settori di merchandising ludico e video-ludico non erano naturalmente regolamentati nel contratto di vendita che J.R.R. Tolkien stipulò con l’allora United Artist, acquisita poi da Saul Zaent, questi si trovò tra le mani una gallina dalle uova d’ora che tardò a far covare attraverso le animazioni di Bakshi e Rankin/Bass. Il contratto di Tolkien infatti prevedeva questo tipo di applicazione nel mercato, la cinematografia.

    Zaent non si fermò certo a quello e concesse licenze a destra e a manca su tutta la serie di giochi che negli anni ’90 spopolarono sull’onda di D&D. Tuttavia, questo esercizio non era in nessun modo previsto nella cessione di Tolkien, che quasi 20 anni prima non poteva prevedere lo sviluppo dei giochi-di-ruolo, né dei videogiochi; nel contratto non esiste nessuna menzione a nulla che ammetta questo sfruttamento commerciale. Tolkien Estate fece il possibile per riguadagnare il terreno perduto, non soltanto blindando tutte le opere che non fossero le succitate, ma anche impedendo a Zaent di associare la propria compagnia al nome “Tolkien”: la Tolkien Enterprises divenne così Middle-Earth Enterprisese, ma intanto MERP, MECCG e tutte le altre offerte ICE. Con ICE però si era andati troppo oltre, con ambientazioni, nomi e storie tratte dalle opere postume. Tolkien Estate poté quindi bloccare il tutto.

    Intanto molti artisti di talento erano diventati illustratori tolkieniani e tra le fila dei progettisti e degli sceneggiatori ci furono anche alcuni che sarebbero poi divenuti discreti (alcuni importanti, come John Rateliff) studiosi. Il discorso oggi è diverso: all’epoca non si aveva ancora perfettamente chiaro quale fosse il tenore dell’opera di Tolkien e l’importanza della protezione del suo patrimonio letterario. Nessuno studioso oggi si concederebbe a queste collaborazioni, nessuno si metterebbe contro Tolkien Estate. I primi giochi della Decipher, nuova esecutore al posto di ICE, furono gli ultimi ad avere contributi di spessore.

    Quello che è cambiato ultimamente è che la causa in corso con Warner Bros (a ME Enterprises è difficile arrivare, non essendo esecutori, quindi Tolkien Estate sta agendo sul pesce più grosso disponibile, responsabile sulle licenze di molti videogiochi) sembra aver preso una direzione univoca. I legali di Warner Bros hanno chiesto la squalifica di testimoni e di documenti probatori di Tolkien Estate per non-precisati travalicamenti di “limiti deontologici”. L’impressione è quella dell’acqua alla gola.
    Ma la cosa più divertente nella faccenda è che, nel mezzo del putiferio legale, è venuto fuori L’Ombra di Mordor con palesi violazioni dei diritti su opere mai nemmeno entrate nella sfera d’applicazione di ME Enterprises. Il grave errore potrebbe essere decisivo per spingere Warner Bros in una posizione di indifendibilità e costituirebbe un precedente difficile da ignorare nelle prossime cause.

    Per chiudere, il tempo di chiudere la causa e Tolkien Estate potrebbe avere in mano una sentenza del tipo

    “Nessun ente giuridico esterno a Tolkien Estate detiene i diritti di sfruttamento commerciale di contenuti derivati dalle opere letterarie di J.R.R. Tolkien, escluse per produzioni cinematografiche di su licenza di ME Enterprises di Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit.

    Una mannaia su ME Enterprises che potrebbe bloccare tutte quelle adorabili sciocchezze come la birra di Smaug e anche questo gioco di carte, che escluso aver pagato John Howe per qualche schizzo, non mi sembra abbiano nessun autorevole contributore. Posso sbagliarmi, in quel caso gradirei di sapere chi vi ha partecipato, ma questo non lo rende meno illecito.

    Se poi, siccome l’ideatore è un Italiano, dobbiamo presentarlo in pompa magna, è un’altra questione che non m’interessa discutere. Il gioco non mi sembra avere un grammo del valore dei giochi ICE o dei primi Decipher, che pure non ho mai approvato se non per effetti collaterali. La storia parla chiaro: nessuno dei detentori diritto ha mai dato l’approvazione per un qualsiasi utilizzo non cinematografico delle opere di Tolkien, quindi tali utilizzi sono semplicemente un illecito lungo 3 decenni che andrebbe pagato molto più salato di quanto è stato fatto, cosicché Tolkien Estate possa destinare maggiori risorse alla custodia del patrimonio letterario.
    Questo illecito ha portato più lettori a Tolkien? Si e no, le statistiche non indicano particolari incrementi di acquisti dei libri a fronte degli acquisti dei giochi, ma bisognerebbe poterle valutare su un lungo periodo che ammette altre concause. Sicuramente ha dato una spinta al mondo dell’illustrazione e ha offerto un passatempo a molti lettori. Comunque rimane un illecito, che oggi è fuori controllo, che va pagato e fermato.

  12. Grazie Tolkienist per l’articolata e documentata risposta che mi ha portato a conoscenza di un tema che avevo sempre sentito ma mai approfondito in cui mi pare possa inserirsi a pieno titolo anche il mondo dei giochi di ispirazione tolkeniana trattandosi di sfruttamento di diritti. Conosco molto bene e posseggo tutte le versioni tradotte in italiano da ICE, a Decipher fino all’ultimo prodotto “L’unico Anello” Stratelibri/Giochi Uniti (oltre a tutti i giochi da tavolo e di carte in tema), nonché varie opere mai pubblicate in Italia ma, parimenti, non interessa nemmeno a me discutere in questa sede sulle caratteristiche di questo (o altri) prodotti e dei loro autori per i quali, mi sarà concesso, nutro opinioni e giudizi ben diversi. Per la cronaca io sono un lettore approdato in seguito all’ambito ludico (passando per i film, naturalmente).

  13. Gli unici giochi degni di nota, secondo me, sono Battle for the Middle Earth e Battle for the Middle Earth 2 con relativa espansione The Rise of The Witch King, nella quale secondo me raggiungiamo vette molto alte. Ma non solo perchè mi piacciono, ma perchè questi giochi invogliano a prendere in mano i testi, visto che in certi casi sono anche attendibili.

  14. Se il buon Tolkienist fosse un pochino più informato saprebbe che la causa TE/WB non riguarda assolutamente i giochi da tavolo, ma solo prodotti intangibili (giochi scaricabili) e/o lesivi della reputazione della licenza (slot machines), o servizi (hotel, ristoranti, suonerie…). Quindi l’accostamento a questo gioco – o a qualunque altro gioco da tavolo su licenza Tolkien – è del tutto infondato.

    [Peraltro, dire che un prodotto è “illecito”, quando non lo è, rientrerebbe nella diffamazione… ma si sa che Internet è la patria dello sproloquio a ruota libera, quindi lasciamo perdere]

    Per chi voglia informarsi veramente sulla causa lasciando da parte le numerose illazioni e inesattezze riportate in questo thread, ecco il testo integrale della medesima:
    http://www.hollywoodreporter.com/sites/default/files/custom/Documents/ESQ/GGDOCS1-%231878321-v1-CONFORMED_Complaint.pdf

    Ciò detto, auguro ad “Hobbit Tales” lunga vità e prosperità… almeno quanta ne hanno avuta altri giochi “senza un grammo di valore” e “senza spessore” dei medesimi autori, tipo War of the Ring (gioco tematico n.1 sul principale sito di giochi da tavolo del mondo, se non vogliamo considerare gli altri riconoscimenti che ha ricevuto, e sul mercato da 10 anni e possiamo aggiungere altre “cosette” tolkieniane come The One Ring RPG, Battle of Five Armies, Battles of the Third Age, Lords of Middle-earth ecc sempre degli stessi autori, a volte insieme al sottoscritto).

    E massimo rispetto per Christopher Tolkien e il suo lavoro in quanto erede del padre– peccato che è stato tirato in ballo assolutamente senza motivo giusto per aggiungere peso alla tirata contro questo prodotto.
    Peraltro gli eredi Tolkien conoscono e apprezzano il lavoro che è stato fatto in questi anni dalla Sophisticated Games, licenziatario in questa categoria, cosa che forse il nostro Tolkienist ignora…

  15. Ok, sì, è evidente che io abbia riportato malauguratamente la questione giochi da tavolo nella causa che ad essa è estranea. Ho controllato, mi sono consultato e, dopo questa batosta, direi che non posso che scusarmi e fare ammenda per aver scritto colossali inesattezze aggravate, anche, dal fatto che mi sia stata richiesta una spiegazione. Credevo di esserne informato a sufficienza, è evidente, che invece ne avessi una visione distorta.

    Ringrazio quindi Roberto di Meglio per la doccia fredda, che tra l’altro fa bene a difendere i propri prodotti; naturalmente la mia opinione è quella (proprio il caso di dirlo) espressa, ovvero che non possano competere coi precedenti succitati, ma le scuse sono obbligatorie.

  16. @Tolkienist, Apprezzo molto la tua onestà intellettuale, scuse pienamente accettate. Se poi preferisci i giochi Decipher ai nostri, assolutamente legittimo (il gioco di carte collezionabile, soprattutto ai suoi esordi, secondo me era ottimo)… si rientra nel campo delle opinioni.

    Personalmente, ritengo ben pochi dei “vecchi” giochi da tavolo su licenza TE di buon livello – per il mio gusto salvo The Battle of Five Armies (nulla a che vedere con il nostro a parte il tema) e Fellowship of the Ring della ICE, e il GCC della Decipher.

    Quello che posso dire, comunque, è che nei nostri giochi (quelli di cui io, con Francesco e Marco, siamo autori) cerchiamo di seguire un rigore estremo nel rispetto dell’opera, e dell’estetica sviluppata intorno alla medesima in decenni di produzione libraria, e questo è stato riconosciuto da moltissimi appassionati delle opere di JRRT, fortunatamente!

    E’ indubbiamente vero che tanto merchandising su Tolkien (vedasi gli estremi appunto oggetto della causa) è sicuramente ascrivibile alla categoria della “cheap exploitation” della licenza, ma bisogna stare attenti a non fare di tutta l’erba di un fascio. Un’opera come The One Ring, sempre di Francesco, è a tutti gli effetti un testamento di amore e rispetto per l’opera di Tolkien (costata al nostro sudore, se non sangue, in quantità), come poche altro.

  17. Addirittura il mitico Di Meglio partecipa – direi fortunatamente – a questo thread.
    Grazie per il contributo e già che ci sono grazie per gli splendidi sistemi di gioco che hai creato assieme a Maggi e Nepitello. Non vedo di mettere le mani sopra la vostra ultima creazione (no, no questo Hobbit Tales ma qualcosa di ben più “articolato”). Onestamente non sapevo del giudizio degli eredi di Tolkien circa le opere di Sophisticated. Spero apprezzino anche quelle di Ares!

  18. Grazie per “Mitico” ma non esageriamo!

    Comunque le opere di Ares (e prima di allora di Nexus) rientrano tra quelle create
    su licenza da Sophisticated Games, di cui siamo un sub-licenziatario.
    Il titolare della SG, Robert Hyde, ha vari grandi pregi rispetto al mondo dei media tycoon che sicuramente aiutano nei rapporti con la Estate…
    (1) E’ inglese ;-)
    (2) Viene dal mondo dell’editoria libraria
    (3) E’ una persona garbata e di cultura.

    A titolo di esempio, un piccolo aneddoto per capire il diverso tenore dei rapporti in campo… Nella prima edizione di Battaglie della Terza Era usammo, errando, il monogramma di JRRT come simbolo del fato. La cosa passò inosservata sia a SG che a MEE, salvo che giustamente venne rilevata come “infringement” dalla Tolkien Estate. Per essere risolta, la cosa non ebbe bisogno del ritiro di tutte le copie del gioco, o del ricorso a un tribunale della California, ma con un “pagamento” di una cifra simbolica (che TE richiese di fare a un ente di beneficenza…) e una lettera di scuse.

    Sicuramente le liti tra TE e WB hanno reso le cose un po’ più complicate per tutti (anche perché di fatto noi siamo licenziatari della MEE, non della Tolkien Estate), ma sia sotto il profilo legale (gli oggetti fisici non sono oggetto del contendere), sia sotto quello delle relazioni personali (vedi sopra), per fortuna i giochi da tavolo sono in una oasi tranquilla (almeno finora!).

    (Visto che sei in attesa: “Battaglia dei Cinque Eserciti” arriverà in Italia in Ottobre, a proposito, nella edizione coprodotta con Raven.)

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