Joe Letteri parla dei segreti dietro gli effetti visivi dello Hobbit: un Viaggio Inaspettato

gollum

Dieci anni sono tanti, per un uomo. Sono tanti anche per il progresso tecnologico, che compie passi da gigante nel giro di pochi mesi. È facile immaginare, quindi, il profondo divario che divide la trilogia dell’Anello, vecchia di ben due lustri, dalla nuova saga de Lo Hobbit. Dopo tutto questo tempo, Peter Jackson è tornato nella Terra di Mezzo con un arsenale cinematografico decisamente più avanzato, che si avvale delle più avanzate tecniche di performance capture, impianti di ripresa 3D e, non ultimo, il famoso (o famigerato?) 48fps High Frame. Insomma, un vero e proprio tesoro al servizio della creazione di nani, orchetti, aquile e – dulcis in fundo – un drago, Smaug, che sarà centrale nello sviluppo del secondo e terzo capitolo della nuova trilogia firmata da Jackson.

E chi meglio di Joe Letteri, supervisore agli effetti visivi di film come Jurassic ParkAvatar, per gestire queste oscure materie? La testata online Stuff ha avuto modo di incontrare questo mago dell’immagine e di avere con lui un’interessante conversazione proprio sul ritorno alla Terra di Mezzo, con un bagaglio tecnologico tanto aggiornato, e sulle sfide specifiche presentate da Lo Hobbit rispetto ai tre film de Il Signore degli Anelli. Sfide tra cui spicca, come già detto, la creazione di Smaug.

Volevamo davvero staccare la spina e fare le cose meglio di quanto avremmo potuto fare prima  – dice Letteri – Con Gollum, soprattutto, siamo stati lieti di poter fare il motion capture sul set con Andy Serkis. Questo era il nostro obiettivo fin da quando abbiamo fatto Il Signore degli Anelli. Anche prima di sapere che avremmo usato il motion capture, pensavamo: “Non sarebbe il modo ideale per realizzare ciò che vogliamo?” Quindi è stato bello essere finalmente in grado di girare Lo Hobbit con il nuovo impianto di ripresa  e con il 48fps. Il progresso in questo settore ci ha creativamente aiutati molto, perché abbiamo potuto ottenere un livello di dettaglio, nell’ animazione, assai più raffinato.

Se nel Signore degli Anelli il problema di scala tra i personaggi appartenenti a razze diverse era stato aggirato grazie a un sapiente uso della prospettiva forzata, per Lo Hobbit tutto questo non è stato possibile, dato che il 3D viene girato con più macchine da presa simultanee che avrebbero svelato il trucco. Ma Letteri e compagnia hanno risolto il problema, allestendo due set:

letteriAbbiamo dovuto girare con due telecamere invece che una sola, e abbiamo dovuto tenere entrambe le telecamere in movimento sincronizzato. Così, una macchina era il “padrone” e uno era lo “schiavo”, e quest’ultima avrebbe ripreso “in scala”, secondo la prospettiva richiesta. Per esempio, quando seguiamo Gandalf attraverso casa Baggins, egli in realtà si muoveva su un palco greenscreen separato dal set di casa Baggins in cui stavano i nani; tutto era ridimensionato del 30 per cento. Peter e gli operatori vedevano un compositing in tempo reale nei loro monitor, in modo che potessero seguire l’azione. C’erano gli auricolari, in modo che Ian McKellen potesse sentire tutti i nani e viceversa, e che tutti potessero ascoltare le indicazioni di Peter.

La maggior parte dell’uso di performance capture, fino a Lo Hobbit, è stato volto alla realizzazione di personaggi umanoidi come Gollum e King Kong. Tuttavia, per La Desolazione di Smaug e Racconto di un Ritorno, il performance capture ha dato vita al decisamente non-umanoide drago Smaug. Scelta precisa e difficile, ci spiega Letteri, perché i gesti e le espressioni dell’attore che interpreta la creatura – Benedict Cumberbatch – devono necessariamente essere “riconvertiti” per risultare credibili su un drago.

Quello che stiamo facendo con un personaggio come Smaug è interpretare veramente i gesti invece di ricalcare letteralmente la prestazione attoriale. Quindi è a metà strada tra un personaggio animato e un performance capture. In realtà, avremmo potuto creare Smaug nel modo tradizionale – sarebbe bastato chiedere a Benedict Cumberbatch di mettersi in cabina e registrare le sue battute, e poi fare tutto interamente con animazione keyframe. Ma registrare i movimenti del corpo di Benedict gli consente di darci un’idea di fisicità e di suggerirci le posizioni, in modo che ciò che lui ha in mente possa emergere direttamente dalla sua interpretazione – e noi prenderemo ciò che ha fatto e lo applicheremo al nostro lavoro sul drago.

E all’ultima curiosità, quasi una provocazione, sull’idea di “aggiustare” i film precedenti in accordo con la trilogia in corso, intervenendo in particolare sul Gollum che si intravede in La Compagnia dell’Anello, Letteri replica deciso:

Io non la penso così, e non è un’operazione per cui Peter ha mai dimostrato interesse. Siamo stati fortunati ad aver avuto la possibilità di tornare a lavorare su Gollum adesso, con tutto quello che abbiamo imparato in dieci anni. E anche se avessimo deciso diversamente, sono comunque propenso a dire che un film esiste in virtù del suo tempo, e che se si vuole vedere qualcosa di nuovo, allora bisogna fare un nuovo film.

Un grande rispetto per il prodotto “finito”, dunque, specchio di un’indiscussa professionalità che riesce a valicare la tentazione, inevitabile, di rimettere mano e correggere ciò che, a distanza di dieci anni, può sembrare in un certo senso un errore. Anche se, c’è da dirlo, nel rivedere il Gollum de La Compagnia dell’Anello ben pochi sarebbero tanto snob da storcere il naso.

Fonte: Stuff.tv


15 pensieri riguardo “Joe Letteri parla dei segreti dietro gli effetti visivi dello Hobbit: un Viaggio Inaspettato”

  1. L’articolo rivela nella conclusione il fatto del famosissimo ritocco (molto caro a Lucas) dei prodotti ormai finiti e distribuiti. A quanto detto Peter Jackson non ha, tuttora, intenzione di rimaneggiare i vecchi film per portarli agli standard odierni (anche se in effetti non ce ne è proprio bisogno) – compresa magari la scena del Prologo de La Compagnia dell’Anello nella quale Bilbo trova l’Anello (completamente diversa da Lo Hobbit), ma magari volutamente diversa poiché è Galadriel che racconta, e probabilmente nessun personaggio oltre a Gollum, Bilbo e Frodo (poiché Bilbo glielo scrive nel libro) sa con esattezza cosa sia accaduto nella grotta (probabilmente nemmeno Gandalf). – Questo ci fa capire che tipo di uomo sia Peter Jackson, e come dice l’articolo, la sua matura professionalità nei confronti del prodotto e di noi spettatori.

    Per quanto riguarda le nuove tecnologie, sono rimasto assolutamente affascinato dalla tecnologia dei 48 fps, anche se ha ricevuto non poche critiche. Davanti alla novità si è sempre un pò scettici, ma mai mi sarei immaginato che un tipo come James Cameron (il quale voleva girare i due sequel di Avatar addirittura a 60 fps) ora si tiri indietro su questa nuova tecnologia forse tornando ai 24 fps, dopo aver visto la reazione della critica di fronte a questa nuova tecnologia. L’unico che ancora non mi ha deluso (e credo non mi deluderà mai) è proprio Peter Jackson.

  2. Bell’articolo,molto interessante! Le appendici dei dvd, nelle quali si documenta e descrive l’evoluzione del lavoro e delle professionalità che stanno dietro ad Opere come queste, sono una parte molto importante per me, quasi inscindibile dal resto. Ti fanno riconoscere veramente la differenza tra “buon prodotto” ed “Opera d’Arte”. Speriamo siano gustose e ricche come quelle della passata trilogia!!Che persone meravigliose, che Artisti geniali Peter, la Weta e tutto tutto tutto lo staff!!

  3. come mai utilizzando il codice per l’anteprima si vede la presentazione di pete ma non la scena di gandalf nella tomba dei 9?

  4. giorgio: se nn sbaglio sotto alla barra dell’inserimento del codice c’è scritto che alcuni contenuti nn saranno disponibili prima del 25 maggio, forse è per quello che si vede solo la sua presentazione

  5. UN PICCOLO OT, MA CREDO INTERESSANTI: Quasi nessuno credo abbia prestato attenzione ai videoblob contenuti negli extra delle edizioni home video, perchè roba vecchia.

    Avete notato però che non ci sono le censure anti-spoiler che invece erano presenti nei video messi on line l’anno passato?

    Ora non ho ancora avuto il tempo di spulciare tutto nel dettaglio, ma magari in qualche bozzetto appeso alle pareti o modellino esce qualcosa di inedito dei prossimi films. ^^

    Aperta la caccia! ^^

  6. P.S: Rettifico, ho detto una cazzotta! ^_^
    Alcune cose sono visibili altre ancora censurati… mi pareva troppo bello che avessero avuto una scivolata del genere… deve esistere un ufficio speciale che ha il compito di passare agli infrarossi ogni cosa rilasciata… uffa.

    ^^

  7. Apprezzo molto il fatto che PJ abbia deciso di non rimaneggiare la vecchia trilogia perchè in effetti non ce n’è nessun bisogno. Che nel frattempo la tecnologia Gollum si sia evoluta, bene, ma di fatto non c’è motivo di ritoccare il lavoro finito. Stiamo parlando di dieci anni fa (voglio dire ovvio che si nota la differenza,ma chi se ne importa) e già allora erano avanti anni luce rispetto agli altri. Senza contare poi tutte le polemiche che be verrebbero fuori sul fatto che si stia facendo solo per farci altri soldi dai nuovi cofanetti ecc ecc
    Bravo Peter

  8. Ancora una volta Peter Jackson si dimostra un bravo regista e una persona che sa fare il proprio mestiere. Rimaneggiare la trilogia sarebbe come insultare il lavoro straordinario di tantissime persone. Un’opera d’arte, in quanto tale, non va certo “migliorata” per considerarsi tale, va sempre contestualizzata e la trilogia in questione, quando è uscita, era (e, a mio parere, rimane) un capolavoro!

  9. Sono pienamente d’ accordo sul fatto di non ritoccare la Trilogia ISDA…ogni cosa ha il suo tempo e così com’è…la Trilogia è già “Storia”. Inutile ritoccare qualcosa che è già perfetto…

  10. Vi prego, non riesco a sentire il titolo “Racconto di un Ritorno”, consiglierei agli Admin di hobbitfilm di indire una petizione online per ritornare al vecchio titolo.

  11. @Kikko

    purtroppo, visto che la divisione italiana ha voluto cambiare un titolo originale, la Riconquista del Tesoro sarebbe stata ovvia, primo perchè ottimo, secondo perchè si inposta il terzo film (che dovrebbe essere impostato semmai dal regista!) sul ritorno di Blibo e non sulla riconquista di Erebor, terzo perchè è cacofonico e non si può sentire…che gente incompetente

  12. Il lavoro che c’è dietro agli effetti speciali è sempre il mio preferito :)

    E visto che si parla di petizioni io ne farei una per la Warner Bros Italia esigendo che nelle edizioni speciali venga inserita in DTS-HD Master Audio anche la traccia italiana.

  13. @robytex06:
    io firmerei mille petizioni, se questo servisse ad annullare il “potere” delle majors sull’operato di registi, sceneggiatori e produttori, pur se Peter rimane integro nella professionalità. Ho una fifa blu di vedere l’Opera di Tolkien e quindi di Jackson DEFRAUDATE della loro Unicità, come sta per accadere all’epopea di STAR WARS…

  14. Purtroppo in Italia roviniamo sempre i prodotti originali: il problema è che gli italiani che lavorano dietro la distribuzione dei film nel nostro paese prendono delle decisioni il più delle volte sbagliate, dalla scelta dei poster (vedasi per esempio quelli scelti da utilizzare in Italia per pubblicizzare Star Trek Into the Darkness), dalla scelta dei pack con i relativi menù e qualità audio-video delle edizioni home-video (vedasi il pack ed i menù de Lo Hobbit, assolutamente inferiore rispetto a Il Signore degli Anelli di dieci anni fa). La cosa più grave è che pensano di essere nel giusto nel fare tali scelte.
    Infine – la cosa più importante – il cambio dei titoli originali per renderli “orecchiabili” a noi italiani. Ora, a parer mio, bisognerebbe restare fedeli alla scelta del regista e dei produttori del film. Anni fa noi italiani avevano le migliori voci al doppiaggio (ora le scelte delle voci diventano sempre più commerciali – vedasi Santamaria su Batman, anche se nell’ultimo film è migliorato), ed avevamo anche idee brillanti sulla scelta dei titoli, a volte diversi dall’originale ma che riuscivano comunque a rendere l’idea. Ora lo scivolone del titolo Racconto di un Ritorno invece di Andata e Ritorno (che ha ben altri significati e collegamenti) è sicuramente stato imposto per motivi commerciali che sinceramente ignoro – una petizione sarebbe d’obbligo, almeno per dimostrare alla Warner che il pubblico a volte può intendersene più di loro. Altro fatto sarebbe se invece la scelta del titolo nei paesi stranieri debba comunque ricevere il via libera da parte del regista e dei produttori del film, ma allora se così fosse perché non lasciare la traduzione fedele del titolo originale – poiché in questo caso Andata e Ritorno mi sembra anche più orecchiabile di Racconto di un Ritorno.

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