Douglas Trumbull parla dei 48 frame e dello Hobbit!


In una lunga e interessante intervista con Entertainment Weekly, Douglas Trumbull ha espresso il suo parere in merito alle recenti polemiche su quanto proiettato da Peter Jackson alla Cinemacon di quest’anno.

Trumbull è molto noto nel mondo del cinema e degli effetti visivi per aver collaborato con Stanley Kubrick per 2001: Odissea nello Spazio, con Steven Spielberg per gli effetti visivi di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e con Ridley Scott per quelli di Blade Runner di Ridley Scott. Ecco un commento del regista sulla questione del frame-rate (il numero di fotogrammi al secondo) e su cosa ci riserva il futuro in questo ambito.

Sei al centro di questi dibattiti sul frame rate da decenni. Perchè hai deciso di guardare in questa direzione e cosa hai imparato?
Sono stato trascinato nel cinema di immersione quando ho lavorato a 2001: Odissea nello Spazio, inizialmente proiettato sugli schermi Cinerama, larghi 27 metri e molto curvi. E’ stato uno spettacolo a cui non riusciamo ad assistere neanche oggi, neppure in IMAX. Ero un ragazzo molto impressionabile, e Kubrik girava queste lunghe sequenze di puri effetti visivi  — lo definirono “viaggio definitivo” perchè aveva abbandonato i canoni cinematografici convenzionali a favore di una esperienza pura. Tutto questo ha avuto molto effetto su di me, tant’è che pensai: “Cavolo, che figata. Voglio fare film questo questo, voglio esplorare il linguaggio cinematografico”. E questo è quello mi ha spinto nello sperimentare lo Showscan. Ho fondato una compagnia di ricerca e sviluppo attraverso un accordo con la Paramount Pictures nel 1975. Il suo fine era esplorare forme avanzate di intrattenimento, non solo i film. Quindi avevo del budget da investire nella ricerca, e assieme a Richard Yuricich ho sviluppato lo Showscan, con pellicola da 70mm girata a 60 fotogrammi al secondo, dopo aver fatto esperimenti con ogni formato su cui potessimo mettere le mani. Mike Todd girò “Il Giro del mondo in ottanta giorni” a 30 fotogrammi al secondo invece di 24. Fu il primo in assoluto a realizzare che 24 fotogrammi non bastano se vuoi realizzare un grosso spettacolo in widescreen. Più ampio è lo schermo, più c’è sbilanciamento tra un fotogramma e l’altro. Abbiamo così deciso di girare alcuni test a 24, 36, 48, 60, 66 e 72 fotogrammi al secondo e li abbiamo mostrati in un laboratorio per cercare di capire se eravamo in grado di misurare i diversi effetti psicologici sulle persone a seconda del frame rate. Ho avuto un enorme successo con un contenuto più empirico e mirato. Ho girato una serie di scene in cui gli attori si rivolgevano direttamente agli spettatori: uno specialista cercava di ipnotizzarli, una bellissima attrice provava a sedurli, e Ricky Jay gli mostrava alcuni trucchi di magia con le carte. Ed è qui che abbiamo dimostrato a noi stessi e all’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti una profonda verità: esiste un rapporto di proporzionalità diretta tra le reazioni del pubblico e il numero di fotogrammi al secondo.

C’è un limite di frame-rate oltre il quale il cervello non riesce ad andare? No. Non è vero che non si può andare oltre i 60, 66 o perfino i 72 fotogrammi al secondo. I proiettori digitali al giorno d’oggi vanno a 144 fotogrammi al secondo e lo fanno senza sforzo perchè la tecnologia oggi è del tutto diversa. Tutto dipende da cosa cerchi di fare. Non aumenterei il numero di fotogrammi in una storia d’amore, in un thriller o in un film noir. Negli anni ’80, mi hanno proposto di girare in Showscan un progetto del governo italiano dal titolo Il Sogno di Leonardo. Si trattava di un film d’epoca su Leonardo da Vinci  — con costumi, illuminazione cupa, nebbia e così via. Il risultato è stato bizzarro, perchè aveva esattamente ciò che i giornalisti dicono dello Hobbit: un aspetto troppo televisivo. Così ho cominciato a chiedermi a quale tipo di film fosse più appropriato applicare un maggiore frame-rate. Ad esempio, se prendessimo Avatar e lo girassimo con un numero più elevato di fotogrammi al secondo ne uscirebbe qualcosa di sensazionale. Ecco perchè l’idea di Cameron di girare Avatar 2 e 3 a 60 fps è un’idea eccellente e stellare, perchè Avatar è come un sogno ad occhi aperti. Non è un film d’epoca. E non sto cercando di denigrare quanto Peter Jackson ha fatto con Lo Hobbit perchè non ho visto niente per ora. Credo che il problema possa essere: riuscirà il pubblico ad abituarsi a questo cambiamento? Anche perchè se incrementi il numero di fotogrammi, il 3D ha un aspetto decisamente migliore. Ci si sbarazza dei problemi di sfocatura e degli sfarfallii che accadono a bassi frame-rate. Suppongo, quindi, che uno dei motivi per cui Jim Cameron e Peter Jackson vogliano abbracciare un elevato frame-rate è per sbarazzarsi, o per le meno ridurre, i problemi del 3D.

Hai concepito Brainstorm – Generazione Elettronica come un film in Showscan ma poi hai dovuto abbandonare i tuoi progetti perchè i proprietari dei cinema non avrebbero aggiornato i loro proiettori senza i finanziamenti di una casa di produzione, e queste a loro volta si erano opposte alla nuova tecnologia a meno che non ci fossero cinema disposti a occuparsi dell’upgrade. Ti preoccupa che l’industria possa incappare in un altro circolo vizioso simile?  
No. I nuovi proiettori digitali sono lì in attesa, pronti a correre a 144 fotogrammi al secondo. Se inserisci un film a 24fps in un proiettore digitale, ogni fotogramma viene mostrato 5 volte. Il proiettore lo fa senza sforzo, perciò il grande passo — piuttosto piccolo, in realtà — sarebbe semplicemente quello di cambiare i server e il formato dei file per proiettare ad un maggiore frame-rate. E questo lo stanno facendo. Credetemi, tantissimi si stanno occupando dell’aggiornamento dei server per i 48fps dello Hobbit. Prima dell’uscita di Avatar 2 sono certo che ci saranno moltissimi server in grado di andare a 60 fotogrammi al secondo. Ho anche intuito come risolvere il problema della sensazione-da-soap-opera di cui la gente si è lamentata vedendo Lo Hobbit, ad esempio. Si può girare un film come Lo Hobbit come qualsiasi altro film a 120fps, e lo puoi ridurre a 24fps quando vuoi. Se c’è un tiro a hockey, un pugno, un’auto che esplode o un qualunque tipo di azione che avviene troppo velocemente e rende il tutto sfocato, puoi incrementare il numero di fotogrammi per quella parte a 30, 48, 60 o 120, solamente quando è opportuno. Solo per l’azione. Non ho ancora visto il filmato di Peter ma ad esempio la gente ha detto che le sequenze aeree dei paesaggi erano favolose perchè brillanti, limpide e nitide. E’ solo quando ti trovi davanti Gollum che comincia a sembrare strano. Be’, credo che adesso sia possibile dare al regista il controllo completo sul numero di frame in qualunque punto del film. Si tratta di una delle nuove opportunità rivoluzionarie sviluppate dalle nuove tecnologie.

Quindi in teoria Peter Jackson dovrebbe tornare in studio a diminuire il numero di fotogrammi per le scene più lente con Gollum mentre preservarli nelle scene d’azione.
Potrebbe. Premendo un pulsante. Potrebbe variare il numero di frame per tutto il film con una tecnologia che probabilmente già possiede. Insomma, sta girando con un particolare strumento che nel caso decidesse di cancellare alcuni fotogrammi per abbassare il framerate a 24 riuscirebbe a creare la sfocatura necessaria per dare un bell’aspetto al film. Immagino che molte copie dello Hobbit saranno a 24fps, specie perchè i lettori Blu-ray non arrivano a 48fps. Ma ho progettato uno strumento che ti permette di usare una cinepresa digitale e girare fino a 120 fotogrammi al secondo e tornare a 24 fotogrammi semplicemente sovrapponendo 3 fotogrammi adiacenti per raggiungere il livello di sfocatura necessario e eliminare i due fotogrammi successivi per arrivare a 24, in un rapporto di 5:1. Quindi posso creare una versione del mio film a immagine e somiglianza di ogni altro film a 24fps, con la stessa qualità e in modo perfettamente compatibile.

Dove credi che la tecnologia ci condurrà?
Uno dei problemi che affrontiamo nell’industria al giorno d’oggi è che siamo nell’era dei multisala, dove ti ritrovi un multisala in tasca. La varietà dei contenuti oramai viene proposta dallo streaming e dal download, quindi i giovani non vanno a cinema perchè pensano di non poterne trarre beneficio. Scommetto che lo schermo del cinema più vicino è per un decimo meno luminoso del tuo iPhone o del tuo pc. Quindi se un film fosse brillante, nitido, senza sfocatura o sfarfallio allora potrebbe attrarre molte più persone. E’ necessario, secondo me, creare film seguendo un linguaggio cinematografico diverso per poter trarne vantaggio. Perchè se la gente va al cinema si aspetta uno spettacolo dal vivo come il Cirque du Soleil — non qualcosa che possono avere sul loro iPad. Hollywood vuole continuare a fare blockbuster da 200 milioni di dollari che stanno però cadendo in un baratro di sufficienza. Fondamentalmente, la qualità a cui mirano — fatta di attori famosi, effetti speciali, acrobazie, location esotiche e quant’altro — non viene vista dal pubblico come dovrebbe.

E’ come far giocare i Red Sox in un campo della Little League (organizzazione di tornei giovanili N.d.r.)
Esattamente. Quindi sono felicissimo che Peter Jackson abbia girato Lo Hobbit a 48fps. E’ di sicuro un passo coraggioso nella giusta direzione. Parliamo molto spesso di questi argomenti, cercando di capire se è il caso di fare un passo indietro – cosa che sarebbe un errore madornale. Spero che il suo film faccia tanto successo. Credo che le persone inzieranno a preferire i film a 48 fotogrammi anche se spero che non abbia un effetto negativo sul lavoro di Cameron per Avatar. Siamo insieme alla ricerca di quale possa essere la fase successiva nel mondo del cinema.

Prima hai menzionato il tuo film. Ci stai lavorando attivamente?
Lavoro su questa folle idea da tutta la vita, e adesso sono arrivato in un punto in cui non vedo l’ora di scoprire come andrà. So che non tutti capiranno cosa significhi davvero usare un maggior numero di fotogrammi, schermi giganti, luminosità più elevata – tutte cose che danno vita a quella che io chiamo esperienza cinematografica di estrema immersione.
Ho deciso che devo tornare a dirigere perchè nessuno se ne occuperà al posto mio. Il film che sto sviluppando è un film fantascientifico ambientato nello spazio; vorrei partire da dove 2001 ha finito. Ho scritto la sceneggiatura e ho sviluppato la tecnologia adatta. Ho costruito un teatro di posa nella mia proprietà qui nel Massachusetts dove sto sperimentando un 3-D a 120 fotogrammi al secondo proiettati su uno schermo emisferico ricurvo e argentato, in modo che rifletta la luce verso il pubblico. E’ tre volte più luminoso di un normale film. Voglio dar vita ad una esperienza immersiva più coinvolgente possibile. Voglio che il pubblico senta di essere con noi in un’avventura nel profondo spazio, quindi useremo la risoluzione massima, il maggior numero di fotogrammi al secondo, gli schermi più grandi, la più alta luminosità e saturazione – tutto ciò che è in nostro potere per rendere questa esperienza senza pari.  Vorrei anche costruire un cinema più simile ad un Simulatore Ambientale Olografico. Se avrà successo il pubblico non guarderà il film ma ci sarà dentro. Mi sento come un esploratore alla ricerca del futuro del cinema sperimentale, e mi sento in dovere di portarlo fin dove posso.

10 pensieri riguardo “Douglas Trumbull parla dei 48 frame e dello Hobbit!”

  1. accidenti, si sono lamentati dei 48 fps de o hobbit, chissà cosà doranno di 60 fps di avatar….

  2. ma che si lamentano? se lo facessero loro il film. al mondo c’è un mucchio di gente pazza… pensare che io non sto nella pelle dalla felicità che Peter Jackson stia girando anche lo Hobbit e invece questi imbecilli si lamentano pure, ma annate a f….

  3. Bellissimo articolo, mi ha schiarito le idee sugli fps ed ho scoperto nuove cose grazie a quest’intervista!
    Devo dire che Douglas Trumbull è un tipo intraprendente nonostante l’età :D e mi piace la sua visione riguardo al futuro del cinema! Geniale il suo metodo per correggere le scene meno adatte ai 48fps!

  4. finalmente ci ho capito qualcosa su questi fps,è stata molto illuminante quest’intervista u.u…spero davvero che peter jackson adotti il metodo di usare i 48 fps solo quando servono.

  5. Una domanda… se il framerate cambia durante un film… la differenza tra gli spezzoni a framerate maggiore e quelli a framerate minore non dovrebbe saltare subito all’occhio? Specie se si tratta di scene ad alto contenuto digitale (quelle che a quanto pare soffrono parecchio) ed in movimento (che ne so, una qualsiasi delle scene d’azione dei film di Michael Bay, per dirne una).
    L’idea mi sembra interessante, però magari non è sempre valida. Sbaglio, vero?

  6. @Donato@ Non sono tra i più esperti
    però considera che stiamo parlando
    sull’ordine di piccole frazioni di secondo
    e penso che la differenza di fps
    sia fatto gradualmente o con cambi di inquadratura
    per rendere il passaggio meno evidente.
    Più che altro il problema potrebbe essere la differenza di nitidezza
    tra le varie scene.

  7. La gente non va al cinema perché è priva di cultura in merito, questo è il problema. Non si sanno guardare i film, molto semplice. Io vado addirittura al cinema da solo, ci vado per vedere le peggiori ca***te e mi diverto sempre, mi immergo nello schermo come in un sogno. Questo la maggior parte delle persone forse non lo riesce a fare. Se un film non è una brodaglia di clichet e banalità ‘che funzionano’ la sala è semivuota e l’unico film interessante che il The Space della mia città fa uscire in un anno rimane in programmazione per due settimane al massimo. Io ho amici diversissimi fra loro e amo proporre a tutti i miei passatempi per guardarli e notare le reazioni. Non sono un vero cinefilo, di quelli che sanno spulciare e analizzare le inquadrature riuscendo ad apprezzare certe mazzate alle gonadi à la ‘Three of Life’, ma da curioso guardo tutto riservandomi di partorire un’opinione solo alla fine. E’ triste e poco sorprendente notare come la maggior parte delle persone (anche di fronte a un film di semplicità imbarazzante come ‘Sweet and Lowdown’ di Allen, con la sua musica frizzante e l’atmosfera di sigaro che solo Woody sa creare, lo propongo molto spesso perché da buon jazzista non me ne posso stancare), di fronte allo schermo o al proiettore scosta lo sguardo già dai titoli, dopo un po’ inizia a parlare con il vicino (spesso di argomenti che non c’entrano nulla, come la partita della sera prima) e non c’è da azzardarsi a richiamare l’attenzione perché cinque minuti dopo (fate la prova, sto parlando di tre su cinque e l’ho fatto spesso) sbufferanno e diranno di annoiarsi. Quando si arriva a questo punto comincio a sfottere con un “beh allora caccia sù American Pie, quello sicuramente ti fa ridere, ve’?”
    Signori, oggi scarichiamo un film o lo andiamo a vedere in sala se dal trailer ci ha dato l’idea di essere abbastanza semplice, sennò la vita ci preoccupa già abbastanza per pensare di far lavorare il cervello anche nei momenti di svago. Click, click e vai di encefalogramma piatto, evviva il progresso, evviva il futuro e speriamo di morire con ancora qualche sala aperta.

  8. @ Francesco Zanetti dai secondo me sei un po’ troppo pessimista!!

    Io ti capisco, e sono d’accordissimo sull’andare al cinema ecc. … purtroppo è vero che IL MERCATO domina l’industria cinematografica… ma ci sono delle eccezioni.

    1) Il cinema orientale
    2) Il cinema americano

    Sì sì mi hai capito bene… il cinema americano. Se infatti gli U.S.A. sono la patria di alcune delle cagate più colossali che si siano viste sugli schermi (scusate il linguaggio) è anche vero che in America esiste tutto un contro-circuito di film di produzione indipendente, che spesso però attira anche i grossi nomi di Hollywood… solo che, purtroppo, questo circuito non “sfonda” da noi per 2 motivi:

    1) negli U.S.A. c’è un mercato affermato (anche se di nicchia) per questo settore… i film sono difficilmente esportabili per 2 motivi (a mio modesto parere): 1) costa importare film (pagare i diritti, il doppiaggio, la rete di distribuzione americana) e 2) Qui in Italia la cultura del cinema indipendente, praticamente, non c’è. Il cinema “intellettuale”, quello che dovrebbe opporsi ai “cinepanettoni” (così come in America i film “indipendenti” sono i “nemici giurati” dei “blockbuster”) è diventato a sua volta un gotha… mi riferisco alle bruttissime pellicole orientate a sinistra che escono periodicamente, supportate dai partiti politici e da certi “intellettuali” di parte, oltre ai gregari dei vari partiti politici sinistrorsi che si sorbiscono queste porcherie al cinema, in onore di un non melgio imprecisato “dovere” verso il partito… insomma, in Italia non c’è mercato per le produzioni indipendenti Americane, che io giudico però di ottima fattura, pur avendo visto, per le suddette difficioltà, pochissimi titoli.

    Un caso ha fatto scuola “Donnie Darko”, film certo non per il grande pubblico, che però ha fatta abbastanza successo (e infatti ne hanno fatto un sequel -.-‘ ) … solo pensa che hanno iniziato la lavorazione del film nel 1988… non ti dico altro!

    Un altro film che senz’altro ti consiglio, sempre americano, è “Un oscuro scrutare”, “A scanner darkly”, tratto dall’omonimo romanzo di Philip K. Dick… ebbene, questo film bellissimo, è rimasto al cinema della mia città (Multiplex mi pare si chiami) la bellezza di UNA SETTIMANA SCARSA, IN LUGLIO!! ovviamente l’ho perso e mi sono dovuto prendere il dvd (Dio benedica i videonoleggi, Blockbuster su tutti, e i centri commerciali dove ti tirano dietro i film a 9 € e 90 cent. quando sono usciti da più di 6 mesi e non hanno sbancato i botteghini)… beh è un film bellissimo, te lo consiglio proprio (ok mi sto ripetendo, ma sono anche le 3 e 36 del mattino) e… vuoi sapere il cast? Keanu Reeves, Robert Downing jr, Wynona Ryder, e Rory Cochrane… insomma, un cast di tutto rispetto anche per una produzione milionaria!!

    Va detto che si trattava di un film comunque tratto da un romanzo di uno scrittore di successo, ma che tratta un tema comunque ostico, e lo fa in modo non immediato e sensazionalistico, ma introspettivo e ricercato… usando tra l’altro una tecnica sperimentata tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 per la prima versione animata de “Il Signore degli Anelli”, il famigerato rodovetro… io ho trovato il risultato semplicemente meraviglioso, però, anche qui, non è una cosa immediata… è per un pubblico “pensante”.

    Per finire: ti ho accusato di essere pessimista, ma in fin della fiera lo sono io più di te: perchè sostengo che il bel cinema, e anche l’abitudine di andare a vedere i film al cinema(anche se di questo non ho parlato), esiste sì… ma NON in Italia, al momento, purtroppo!!

    E per parlare invece de “Lo Hobbit”… ok, sì, bellissimo, tecnologia a 1.000, 24 fotogrammi al secondo, no 48, no 62… dolby surround superiore, anzi forse no… ok, e il film?? Quando se ne tornerà a parlare, in questi articoli?? Spero presto!! :)

  9. @Manveru
    Hai perfettamente ragione cazzo!
    Sembra che certa gente vada costantemente a caccia di una scusa per lamentarsi!
    Beh. . . cazzi loro se dopo non si godono le cose belle della vita! ;)

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