Viaggio in Nuova Zelanda, Parte 2: Matamata – Hobbiton

Per festeggiare i 9.000 fan su Facebook vi proponiamo la seconda parte del reportage del nostro lettore, il fotografo Sergio del Rosso, in Nuova Zelanda!

Questa seconda tappa segue la visita al Monte Sunday (Edoras): verso la fine del suo lungo viaggio Sergio si è recato a Matamata e ha visitato il set di Hobbiville, dove è stato girato anche Lo Hobbit (e per questo ha dovuto rispettare un embargo scaduto da pochissimo).

Ecco il suo racconto, le sue impressioni e le sue foto!

 

E’ il mattino dell’11 febbraio e il cielo lascia poco spazio alla speranza. Nuvole, nuvole e ancora nuvole. Sembra già una fortuna che non piova. Sulle alture attorno a Rotorua qualche filo di nebbia si fa cullare dal vento. Prima dell’alba senza sole si avverte freddo. Sembra così strano che nella calura del giorno prima avevo fatto rafting alle Okere Falls, gettandomi tra le rapide con un gommone e terminando la “gita” picchiando in una cascata di 7 metri. Capisco ora che nella calura del pomeriggio era stato un privilegio gustarsi il fresco dell’acqua, trascorrendo le ultime ore della giornata a mollo in una piscina.

Oggi tuttavia sarà l’ennesimo giorno di tempo incerto, e il sole comparirà solo molte ore più tardi sulle coste del Coromandel.

Partiamo con calma, facendo scivolare l’auto nel quasi inesistente traffico settimanale della cittadina. Il navigatore è impostato “Buckland road, Matamata”.

L’intenso odore di zolfo e uova marce che ci ha accompagnato in questi giorni ora già svanisce non appena lasciamo definitivamente gli ultimi scampoli di pianura. La strada punta decisa verso Nord e i primi cartelli “Auckland” hanno l’amaro sapore della fine del viaggio.  Attorno a noi il paesaggio tanto variabile come solo il cielo sa essere muta ancora una volta velocemente: ai rilievi vulcanici, ai laghi e ai loro fitti e rigogliosi boschi si alternano dolci colline, morbide e rotonde, basse e tozze, tappeti di erba verde e gialla, gradevoli pascoli e campi coltivati e qua e la una bucolica fila di alberi. Un paesaggio che l’uomo ha saputo cogliere e trasformare, richiamando alla memoria del viaggiatore alcune regioni della beneamata Toscana, come la Val d’Orcia, patrimonio dell’umanità.

Ed è proprio qui, tra queste colline che un libro si è trasformato in sogno, e il sogno in realtà. La leggenda è risaputa. Un bel giorno di quattordici anni fa Peter Jackson stava sorvolando la zona in elicottero alla ricerca della sua “Contea”, e qui sopra la fattoria Alexander, vide tutto ciò che potesse immaginare. Fu un colpo di fulmine, l’albero della festa, la collina, il lago, era tutto lì, in un fazzoletto di terra compreso tra un pendio e l’altro. Un colpo di fortuna incredibile. Così si presentò ai proprietari “disturbandoli” mentre si stavano gustavano una non meglio precisata partita sportiva. “Vorremmo girare qui il Signore degli Anelli” dissero al proprietario. “Il signore di cosa?” risposte l’anziano fattore. Il figlio quasi gli diede una pedata da sotto il tavolo. Il resto divenne storia. La famiglia Alexander perse una consistente porzione di terreno, tuttavia fu adeguatamente remunerata poiché dai 6000 capi di bestiame del 1998, oggi il loro allevamento ne conta più di 13.000.

Nei primi anni duemila la fattoria è letteralmente diventata uno dei centri turistici più importanti di tutto il paese, raccogliendo una mole sempre più elevata di visitatori sulla scia dei successi cinematografici del film. Oggi dopo l’annuncio dello Hobbit, la località è tornata ad essere il set, e vivrà di una nuova giovinezza. A seguito del successo ottenuto la decisione più importante presa riguardo Hobbiton è stata quella di lasciare intatto il nuovo set dopo aver ultimato le riprese del nuovo film. Ed ora la contea è quella che si vede, o vedrà, sul grande schermo. Tale e quale.  L’uso in passato di polistirolo per la creazione delle abitazioni hobbit è stato rivisto, e tutti i materiali sono ora materiali permanenti, donando ad Hobbiton una quasi certa immortalità.

Alle 9 del mattino, il silenzio è irreale sulla Buckland Road. Giunge solamente l’eco di qualche muggito, o il belare di una pecora che si spengono brevemente. L’erba è fresca della rugiada notturna, e il sole ancora non ha asciugato il terreno, soffice come paglia.

Giungiamo primi allo Shire Rest, la struttura che accoglie biglietteria, caffè, e piccolo shop dedicato. Inutile nasconderlo, l’atmosfera non è ancora magica, e per quanto si percepisca  di essere vicino al set nascosto qualche collina più in là, forse si poteva, si sarebbe dovuto fare di più per raccordare questi due mondi.

E mentre il piccolo piazzale in erba recintato inizia a popolarsi, ritrovo un po’ di sana “italianità” quasi dimenticata, soprattutto nei prezzi decisamente più alti rispetto ad altri luoghi (sono rimasto sbalordito nel vedere che lo stesso anello –quello di Barhair- veniva venduto a 100$ in più rispetto alla Weta Cave), oppure momenti di dubbio gusto, come all’apertura del caffè, quando dal suo interno ci raggiunge musica decisamente fuori luogo: quasi imbarazzati veniamo bombardati da canzoni da hit parade, mentre sarebbe stato quanto meno più piacevole udire le piacevoli colonne sonore del signor Howard…

Il tempo fa quello che sa fare, scorrere, e alle 9.50 il primo gruppo è pronto e anche noi. Primi a salire sul più normale dei bus turistici di linea che ci trasporterà sul set. “Stranieri di paesi lontani, siamo qui riuniti per visitare Hobbiton” verrebbe da dire, quando sul bus sale per ultimo un gruppo di mediorientali, e relative mogli con tanto di velo. La saga ha davvero raccolto consensi dovunque.

Il tempo è ancora grigio, la luce piatta e monotona,  e con il cielo che minaccia sempre pioggia partiamo. Un percorso breve tra le colline ci porta ad un piccolo piazzale. Tutto è coordinato perfettamente in puro stile kiwi.  La sensazione però è quella di far parte di una catena di montaggio ben oliata.

Scendiamo e davanti ci appare un nuovo mondo. La luce non è un gran chè, ma ormai non importa più. Perché Hobbiton è qui davanti ai nostri occhi in grandissima forma. Ed è ben strano guardare quei piccoli vialetti, gli steccati, i tetti con i loro simpatici camini, le finestrelle tonde, i muri colorati e le buffe porte. Tutto però appare immobile come in una fotografia. Eppure non si può essere che felici di poter sentire l’odore della terra ancora bagnata dalle piogge, o di accarezzare quell’erba così soffice e verde che quasi invoglia a gettarvisi sopra.

Il tempo è poco, e il gruppo viene diviso in due tronconi. Il primo risalirà verso casa Baggins, via Saccoforino, Sottocolle. Il secondo farà prima tappa all’albero della festa. E’ un susseguirsi di scatti, colpi di flash, pose più o meno curiose. Tutti sono in estasi, nonostante qualche sparuta goccia di pioggia. Le caverne Hobbit sono riprodotte esternamente in maniera superba, ma lo stupore più grande “Siate venuti qui per quello” è quando sostiamo davanti a casa Baggins. In quel momento, per quante volte si è visto i film non si può fare a meno di immaginare quella piccola porta aprirsi, e un paio di piedi spuntare fuori, seguiti da un panciotto e un viso furbetto. Abbiamo quasi la sensazione del sogno lucido, tutto appare strano, lontano e vicino allo stesso tempo. La vista dalla collina spazia su tutta la valle circostante. Non un segno di civiltà, non un traliccio, non una casa, né costruzioni. E’ la contea.

Il tempo trascorre velocemente nei ricordi degli ultimi anni del millennio, quando il set venne allestito per la prima volta; le guide in maniera fin troppo minuziosa a volte facendoci fare un gran fatica nella traduzione, raccontano di come si è evoluto il set durante le ultime riprese. Gli interventi più significativi hanno riguardato le strutture stesse delle case, di cui si è parlato sopra, e l’ampliamento del set attorno a casa Baggins con la presenza di tre nuove abitazioni su un lato della collina (la strada che Bilbo prende la sera della sua sparizione per recarsi a Gran Burrone). Tuttavia, per ragioni non meglio specificate, non sono state poi incluse nel film di nuova uscita. Veniamo a conoscenza che il ponte del Dragoverde, ad esempio, venne costruito dal genio militare, ed è un perfetto esempio della professionalità con cui è stato allestito il tutto. Ed è un vero peccato che tutta questa parte di set risulti completamente offlimits.

Inoltre nel corso del tempo, la collina essendo sottoposta agli agenti atmosferici come qualsiasi altra collina naturale, ha subito dei naturali cambiamenti. La Via Saccoforino che Gandalf percorre sul carro durante “La compagnia dell’Anello” mentre raggiunge Bilbo all’inizio del film è oggi in parte chiusa, perché un lato della collina è purtroppo franata sulla stessa strada; ma dei tanti uditi, l’aneddoto più curioso ci viene raccontato mentre scendiamo la collina passando davanti la casa del gaffiere. Tanti sono infatti i curiosi personaggi che si sono susseguiti qui, lasciando un ricordo più o meno buffo, piacevole, o divertente che sia. In un giorno di sole giunge un tale senza nome alto quasi due metri, vestito di tutto punto alla maniera hobbit. Il gruppo di cui faceva parte scese dall’autobus ma questi deciso e sicuro di sè li abbandonò, dirigendosi verso l’albero della festa, e lì si sedette con il suo libro aperto intitolato “The Lord of The Rings”. E lì rimase per tutta la durata della stessa visita, poiché disse “questa è casa mia”.

Lasciamo Hobbiton quando finalmente il cielo mostra qualche apertura blu nel suo sterminato tappeto grigio, ahimè troppo tardi per poter avere delle belle foto da mostrare. All’orizzonte ecco un’altra infornata di turisti. Stessi sguardi attoniti e stupefatti di quando siamo arrivati noi. Nuovi attori, nuovo ciak. La scena si ripete, sorridete dunque perché siete ad Hobbiton.

anddddd Action!

Potete vedere tutte le foto nella gallery sottostante:


12 pensieri riguardo “Viaggio in Nuova Zelanda, Parte 2: Matamata – Hobbiton”

  1. Riesci a mettere le coordinate geografiche nord est di hobbyville grazie! :)

  2. <3 <3 <3 <3 <3 <3 <3 <3 <3 <3 <3 <3 beeeeeeeeeeeeato!!!!!!:*******
    ANCHE IOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!

  3. Si, Peter Jackson ha proprio avuto un colpo di fortuna incredibile. Un posto più bello non avrebbe potuto trovarlo, sembra frutto di un sogno.

  4. Incredibile…

    CLAP CLAP CLAP CLAP CLAP…

    Sergio, intanto complimenti, poi 2 domande, se posso: 1) Quanto è durata, in tutto, la visita? 2) Quanti soldi (dì pure in dollari neozelandesi, poi ci pensiamo noi a convertire! :) ) ti è costata?? :D

    Ma non si poteva entrare dentro le case? Ho letto che alcune case hobbit sono state proprio scavate nelle colline, per qualche stanza almeno, non ne hanno costruito solo la facciata… ti risulta?

  5. @Saruman

    Ti ringrazio per i complimenti, veniamo alle tue domande :)

    La visita dura poco meno di 1h purtroppo. E vi sono diverse fasce orarie che potrai trovare sul sito ufficiale di Hobbiton insieme a prezzi ( http://hobbitontours.com/ ).

    Ecco una nota che ho omesso dal racconto.
    Sarebbe insuperabile se riuscissero a trasformare The Shire Rest in una taverna copia identica del Drago Verde, con tanto di piatti e bibite in tema…. sarebbe un autentico “tesoro”. Tuttavia sembra che nessuno abbia mai accarezzato l’idea….

  6. uffa! su google maps non si vede un bel niente, solo la base turistica! ma dove sono gli smial? e il laghetto? sono forse oscurati dalle nuvole?

  7. @Sergio grazie mille per le tue esaurienti risposte!! :)

    Eh certo, un’ora è un pò pochino… chissà se si riesce ad allontanarsi dal gruppo? Siamo Italiani dopotutto!! :)

    Ma infatti io avevo letto (credo su queste pagine) che ci sarebbe stata anche una copia del Drago Verde… magari non proprio con pietanza tipicamente “hobbittesche”, ma almeno con un’atmosfera più tolkieniana… oh beh, non è detto che, col tempo, il Parco non venga “migliorato” (se fosse possibile migliorare la perfezione, è ovvio! :) ).

    Un’altra domanda, se posso: accenni ad un anello che avevi visto anche ai Weta Workshop Studios… ma non hai mai parlato della tua visita agli studi, o mi sbaglio? Sarà tutto descritto in un’altro reportage?

    Grazie mille per l’ottimo lavoro che stai facendo per noi! :D

  8. Ci sono stato 4 giorni fa. L unica casa che e davvero scavata e quella di bilbo …

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