A distanza di un mese dalle dimissioni di Harry Sloan, la situazione finanziaria della Metro Goldwyn Mayer è sempre peggio. Nonostante l’enorme libreria di diritti cinematografici a sua disposizione, infatti, la major ha soltanto un franchise veramente attivo, ovvero quello di 007, e deve far fronte a un debito di quattro miliardi di dollari sul quale deve pagare dei cospicui interessi. I soldi stanno finendo, e lo studio ha bisogno di 20 milioni di dollari il prima possibile, e di altri 150 milioni per “finanziare i suoi prossimi progetti e dare il via a Lo Hobbit”.
Ieri la compagnia ha tenuto una lunghissima conference call con gli obbligazionisti, chiedendo la possibilità di non pagare gli interessi sul debito almeno fino a febbraio 2010. L’unica alternativa sarebbe andare in bancarotta, ma in quel caso potrebbe perdere gli asset più importanti del suo portafoglio, tra cui i diritti di produzione e sfruttamento di James Bond e quelli distribuzione dello Hobbit, che condivide con la Warner Bros (la quale potrebbe essere interessata ad acquisire i diritti mondiali).
Secondo Nikki Finke la conference call si è conclusa con la richiesta da parte degli obbligazionisti di andare in bancarotta (sarebbero i primi a beneficiare della vendita forzata degli asset), ma la MGM vede questa come l’ultima delle possibilità, perché perdere gli asset significherebbe non avere più nulla per cui valga la pena ristrutturare la società durante la bancarotta, e quindi la casa di produzione morirebbe definitivamente.
La major quindi cercherà di convincere a tutti i costi gli obbligazionisti a rinviare il pagamento degli interessi e non andare in fallimento: con questi soldi si potrebbe co-finanziare il budget dei due film dello Hobbit (che entro poche settimane dovrebbero ricevere il via libera definitivo, con la firma dei contratti del cast e l’inizio delle riprese a marzo 2010). Per convincere gli obbligazionisti ad accettare questa proposta, la MGM gli farà presente che un processo di bancarotta durerebbe anni e costerebbe soldi, e i creditori potrebbero riavere indietro solo la metà dei debiti, perdendo circa 2 miliardi di dollari. Nel frattempo il danno per Lo Hobbit sarebbe ingente: nel caso di ritardi, difficilmente Guillermo del Toro starebbe ad aspettare, perché mesi e mesi di lavoro andrebbero persi.
La situazione è un po’ confusa, e spiega il perché non abbiamo ancora letto dichiarazioni ufficiali sul cast dello Hobbit o sulla produzione. Tuttavia, Kristin Thompson sottolinea che la porzione di budget della MGM sia probabilmente molt più bassa rispetto a quella della Warner, e che probabilmente le due major abbiano stretto un accordo per scongiurare danni in caso di insolvenza: potrebbe, ad esempio, essere obbligata a vendere alla Warner la sua porzione di diritti…





Resto abbrustolito…
Certo che, ora come ora, la MGM si trova proprio di fronte ad un bivio, o cede dei diritti o muore. Forse a questo punto conviene cedere i diritti dello Hobbit per salvarsi dalla bancarotta. Certo però, a pensarci bene una MGM in fallimento farebbe gola alle altre major (tra cui la stessa Warner), che la potrebbero comprare con “pochi soldi”, impadronendosi sia dello Hobbit che della sua enorme libreria di diritti cinematografici. Un bocconcino molto prelibato, non c’è che dire. A questo punto però, non capisco perché la vera proprietaria della MGM, ovvero la Sony, non sia ancora scesa in campo per risolvere il problema.
Comunque, vada come vada, lo Hobbit sarà salvato dalla Warner. :-)
Che facciano quello che vogliono, ma rapido. L’ Hobbit non può aspettare, la Terra di Mezzo è in pericolo, un’ombra cresce ad est…
Già, è l’oscuro Signore che vuole indietro i suoi anelli…