Il Signore degli Anelli… di Walt Disney

Continuano a scarseggiare le notizie sullo Hobbit (e speriamo che sia veramente il lungo respirone prima del balzo…), e così ne approfitto per pubblicare una immagine decisamente divertente.

Si tratta di un disegno dei personaggi del Signore degli Anelli realizzati con lo stile che avrebbe utilizzato l’atelier Disney se avesse messo le mani sull’adattamento cinematografico della Trilogia. Nell’immagine, Disney stesso esclama “Dico io… voi ragazzi avete un aspetto fantastico!”

Ecco la foto: dopo il salto, un approfondimento sul fatto che Tolkien temeva veramente che Disney mettesse le mani sui diritti dei suoi romanzi…

disney lotr

Quando J.R.R.Tolkien vendette i diritti cinematografici delle sue opere, lo fece proprio sperando di evitare che andassero nelle mani di Walt Disney. Da anni c’è il sospetto che Disney abbia effettivamente avuto un qualche coinvolgimento nei diritti della trilogia verso la fine degli anni cinquanta, e fosse frustrato dall’impossibilità di riuscire a realizzare il film (per via di evidenti difficoltà tecniche e tecnologiche). Lo confermano Ralph Bakshy (che realizzò la prima parte della trilogia in animazione) e altre fonti, nonostante non ci siano assolutamente prove di fatto: quello che si sa con certezza è che nel 1968 i diritti finirono alla United Artist.

Negli anni, comunque, è risaputo che la Disney ha considerato l’idea di realizzare la trilogia o il più adattabile Hobbit in una pellicola di animazione o con attori dal vivo, ma ogni volta l’idea veniva abbandonata perché troppo complesso.

La cosa divertente, comunque, è che Tolkien aveva un disprezzo assoluto dei lavori della Disney e dell’interpretazione che il creatore di una delle compagnie cinematografiche più potenti del Pianeta dava delle fiabe e della letteratura del fantastico (tema molto caro al Professore). In una lettera del 1937 riguardo le illustrazioni americane dello Hobbit (cito dallo Hobbit Annotato, lettura che consiglio a tutti), Tolkien sostiene che avrebbe posto il veto “a qualsiasi cosa fosse influenzata dagli atelier della Disney (per queste opere sento una profonda ripugnanza)”. All’epoca la Disney aveva prodotto solo Biancaneve e i Sette Nani, ma trent’anni dopo l’opinione del Professore non era cambiata: “Riconosco il suo talento, ma mi è sempre sembrato corrotto senza speranza. Nonostante nella maggioranza delle “figure” prodotte dai suoi atelier vi siano passaggi ammirevoli e affascinanti, il loro effetto per me è disgustoso. Alcune mi hanno dato la nausea” (15 luglio 1964, lettera a Jane Louise Curry).

Ironia della sorte, la Disney ha comunque lucrato sul Signore degli Anelli. Per un certo periodo, negli anni novanta, i diritti della Trilogia sono finiti infatti tra le mani della Miramax (controllata proprio dalla Disney): fu con i fratelli Weinstein che Peter Jackson iniziò a sviluppare i film, e quando la Disney disse no alla produzione a causa dei costi troppo elevati, la Miramax vendette tutto alla New Line Cinema, ottenendo da essa una percentuale degli incassi cinematografici dell’acclamata trilogia che ne risultò (diversi milioni di dollari).

7 pensieri riguardo “Il Signore degli Anelli… di Walt Disney”

  1. *sotto shock*

    Ma menomale che la Disney non c’ha messo mano. Chissà come l’avrebbe rovinato! Insomma: LOTR non è roba da bambini: nemmeno capirebbero il significato instrinseco in quest’opera magnifica. E poi Tolkien si sarebbe veramente dispiaciuto.

  2. sì sì ok… un Signore degli Anelli in chiave disneyana non ce lo vedo nemmeno io, ma da quando sono piccolo sono affezionato ai cartoni classici disney, quelli “de ‘na volta”… quelli moderni non mi piacciono nemmeno un po’, sono senza poesia, ma i Pinocchio, Bambi, Biancaneve eccetera non toccatemeli :)

  3. Io non chiamerei i prodotti Disney “roba per bambini”, che siano un prodotto di massa, siamo d’accordo, ma non ci dimentichiamo l’influsso delle avanguardie artistiche e della presenza di studiosi del folclore europeo e asiatico (artisti quali il danese Kay Nielsen, il tedesco Gustav Tenggren, il cinese Tyrus Wong, l’americana Mary Blair, l’inglese Peter Ellenshaw, lo studioso/illustratore di arte medievale Eyvind Earl) che si alternarono allo Studio Disney dagli anni ’30 ai ’60. Personalmente penso che il Professor Tolkien, che pur non nascondeva ammirazione per i progressi indiscutibili che lo zio Walt aveva fatto fare all’arte dell’animazione, detestava il modo che Walter Elias Disney aveva di appropriarsi e stravolgere le fiabe classiche, invece di crearne di nuove come aveva fatto lui. La stessa critica, in ambito musicale, la mosse Igor Stravinsky, che in parte ammirava Disney, ma che fu disgustato dalla trasposizione su schermo della sua “Sagra della Primavera” in Fantasia. L’autrice di Mary Poppins Pamela Travers, per esempio, fece penare parecchio Disney prima di permettergli di mettere su schermo la sua eroina (e Walt Disney non era certo un tipo che amava dover scendere a compromessi di questo tipo). In effetti c’è da dire che Disney ha fatto tabula rasa di tutte le tradizioni a lui precedenti: se si pensa a Biancaneve, Cenerentola, Mary Poppins, La Sirenetta o La Bella e la Bestia il 90% delle persone pensa alle versioni disneyane. C’è anche da dire che nel tempo la Disney sta perdendo questa capacità (Alice di Tim Burton resta di sicuro meno impressa nell’immaginario collettivo della versione animata del ’51, “La Principessa e il Ranocchio” viene ricordato di meno de “La Bella Addormentata”). Forse era questo che Tolkien detestava, ed in parte non gli si può dar torto, ma l’espressione artistica non si può fermare e se un film del 1937 (Biancaneve e i Sette Nani) o del 1950 (Cenerentola) o del 1964 (Mary Poppins) regge oggi ancora così bene e ha presa su tutte le fasce di pubblico, beh, allora Disney qualche merito ce l’avrà eccome. Sta a noi capire che le versioni disneyane non sono le sole e studiare, conoscere le altre, sia in ambito letterario che cinematografico.

  4. Tecnicamente parlando, gli ultimi lavori degni della Disney sono stati “la Sirenetta” e “la Bella e la Bestia”, che introducono non solo novità tecnologiche come il computer (nel primo le scene sottomarine hanno il tipico riflesso della superficie del mare proprio grazie al computer, e molti dettagli architettonici come i palazzi sono modelli digitali, mentre nel secondo viene introdotta l’animazione col pc, colorando con più tinte di quante l’animazione analogica ne permettesse, dando possibilità di sfumare, di usare profili a più colori, di porre i personaggi su più pianiu prospettici etc…).
    Però, sì, Disney non avrebbe giovato a Tolkien. Forse Kubrick (senza Beatles trai piedi, ci si intende)… Però avrebbe fatto un mattone, con la sua solita tecnica collaudata di inserire 5 minuti di esigua colonna sonora in sei ore di film (e io adoro “2001” e “Shining”, perciò…), anche se forse avrebbe creato effetti speciali formidabili (si ricordi appunto “2001”, che supera per credibilità degli effetti speciali (e facendo anche la relazione periodo/possibilità tecniche) i nuovi “Guerre Stellari”). Magari uno Spielgberg, con la I.L.M. alle spalle, negli anni ’80/’90… o Bakshy se avesse avuto un budget più alto e avesse fatto una trilogia in live action (devo dire che il suo “Signore deli Anelli” è la migliore trasposizione, dal punto di vista grafico, del romanzo)…
    Certo è stata una fortuna che il regista di Excalibur non abbia mai fatto il suo “Signore”, dato che sarebbe stata una porcata anche peggiore del musical, in fatto di trama.
    Tuttavia, non si può dire che Jackson abbia fatto un lavoro eccellente, anzi, lascia molto a desiderare. Io non guardo la sua trilogia da anni, versione cinematografica o estesia che sai voglia (soprattutto per “le Due Torri” o “il Ritorno del Re”). Tolkien si sarebbe certo rivoltato nella tomba a vedere i suoi personaggi stravolti, per non parlare delle idiozie introdotte dal suddetto “le Due Torri”, come l’attacco dei Mannari/iene o gli Ent che non vanno in guerra e poi ci vanno, o ancora l’idiotica scena di Osgiliath. Consiglio a tutti quelli che vogliono il vero “Signore” o il libro, o, al più, la cosiddetta “purist edit” della trilogia di Jackson: rimonta la trilogia secondo la struttura del romanzo, arrivando a sei ore circa di film invece di undici e mezza, è divisa in sei pratiche sezioni (una per libro) e media tra la versione estesa e quella cinematografica, alternandole in funzione della fedeltà al romanzo. Unica nota negativa (per alcuni, per me no, anzi…) è in inglese (così almeno si sente un decente “Brendiback” invece del demenziale “Brandibuck” italiano, come tante altre orribili pronuncie dei doppiatori, eccettuando Isengard, che si legge come si scrive ma che gli inglesi leggono Aisengard).
    Ci vorrebbe una qualche casa produttrice televisiva che pietosamente organizzi un interminabile sceneggiato che parta dal Silmarillion ed arrivi fino all’inedito epilogo del “Signore”, con fedeltà 100% al testo (Jackson adatta qualcosa tipo il 30% scarso, e per fortuna che c’è la “Compagnia” ad alzare la media…

  5. sda cartone non può essere fatto, però la foto nn è brutta, ma non credo che disney potesse fare gli orchi, i ragni i roll beorn

    non mi immagino mordor sorvegliata da degli ippopotami

  6. Peter Jackson ha fatto un lavoro fantastico dandoci il miglior SDA che poteva essere possibile.

    Il gioco della fedeltà-infedeltà lasciamolo ai puristi di Tolkien che come tutte le chiese non possono esimersi dall’esigere quella fedeltà assoluta che il cinema non può e non deve dare. Dei film tali e quali al libro non si possono fare, inutile che i puristi (o finti puristi) pretendano quello che il cinema non può dare. E lasciate perdere le fan edit. Sono stupide, irrispettose e sopratutto pretenziose (facile montare qualcosa nel proprio desktop e pretendere che sia meglio della versione ufficiale: sfido chiunque a realizzare un vero film de ISDA che trasponga OGNI SINGOLO DETTAGLIO DI CIASCUN LIBRO COSI COME ME e riuscire a fare un film che sia comunque comprensibile e sopratutto bello per chi non ha mai letto quei libri. Forse i puristi si dimenticano che il pubblico del cinema è un pò più vasto dei loro club di lettura).

    Tornando al discorso Disney-Tolkien: io rispetto il professore ma se davvero pensava che Disney fosse “ripugnante” solo perché faceva adattamenti più leggeri e in chiave adatta ai bambini delle favole dei Grimm… beh trovo che Tolkien venerasse eccessivamente le favole e non tollerasse cambiamenti. Sarebbe in sintonia con i suoi puristi. Ed è egualmente sbagliato. A questo punto, Tolkien avrebbe odiato Shrek e Dragon Trainer perché il primo stravolge i cliché delle favole e il secondo propone draghi buoni e amichevoli anziché i diavoli a cui lui era abituato? Signor Tolkien, nessun media è andato avanti riproponendo semplicemente sempre la stessa storia. I cambiamenti sono inevitabili. E a volte (e con la Disney succede spesso), come accennava l’utente sopra, il risultato è anche meglio del prodotto originale.

  7. Credo che ci sia qualcosa di più profondo nel disgusto di Tolkien per le opere della Disney… e a pensarci bene credo di condividerlo.
    Chiedetevi cosa rappresentino davvero bianca neve e i sette nani ad esempio. Nonostante abbia visto e apprezzato i cartoni e fumetti della disney sin da bambino, mi rendo conto ora che c’è qualcosa di cupo. Tolkien ha rielaborato miti classici di cui era esperto, ed il risultato è meglio degli originali… non era contro alle cose nuove. Credo avrebbe apprezzato Miyazaki ad esempio. Non so ma c’è qualcosa di più su cui riflettere.

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