Lo Hobbit su Empire: la trascrizione

Ecco qui la traduzione completa dell’articolo di Empire Movies dedicato allo Hobbit. Il magazine è il primo a dedicare una copertina al film (che trovate nella nostra neonata galleria).

Nell’articolo trovate un ottimo riassunto delle vicende legate al film, a partire da quando Tolkien vendette i diritti alla United Artists, passando dalle beghe legali tra Jackson e la New Line conclusesi un anno fa. Nella seconda parte dell’articolo Guillermo del Toro parla dei film senza dire niente di nuovo – tuttavia la lettura è sicuramente interessante.

IL RITORNO DELL’ANELLO
Di Tony Abrose, Empire Magazine, edizione del Marzo 2009

Quando J.R.R. Tolkien vendette alla United Artists i diritti cinematografici del Signore degli Anelli e del suo prequel, il popolarissimo romanzo per bambini Lo Hobbit, nel 1969, avrebbe potuto ragionevolmente aspettarsi tre cose. Primo: vendendoli per 10.000 sterline e il 7.5% in royalties, aveva assicurato l’educazione ai propri figli.
Secondo: dando alla UA i diritti di produzione della sua serie, Tolkien evitava di lasciarli nelle grinfie della Disney, una major il cui frequente ricorso alle smancerie terrorizzava l’autore, in particolare riguardo allo Hobbit, una fiaba piena di creaturine e animali parlanti – tra cui il crudele drago Smog il Magnifico – e canzoni; ingredienti che sicuramente avrebbero attratto Zio Walt.
Terzo, ma non meno importante: Tolkien probabilmente immaginava che sarebbe stato fatto un film dello Hobbit – forse animato – entro un decennio. Dopotutto, la storia di Bilbo Baggins e di come, riluttante, accompagnò Gandalf il Grigio e 13 nani a riprendersi il tesoro sottratto dal malevolo Smog non era così complessa e infilmabile come il sequel.

Invece, quando il regista Guillermo del Toro arriverà sul set neozelandese dello Hobbit all’inizio dell’anno prossimo, saranno passati più di 40 anni da quando Tolkien vendette i diritti, e 36 dalla morte del grande autore. Quando Del Toro dirà “Azione!” per la prima volta, un lungo viaggio si concluderà, quasi più tortuoso e colmo di pericoli di quello dell’eroe dai piedi pelosi.

A un osservatore inesperto sembrerà strano che Peter Jackson non abbia iniziato Lo Hobbit un secondo dopo che il Ritorno del Re, ultima parte della serie di maggior successo della Storia, guadagnò il suo undicesimo Oscar, eguagliando un record nel febbraio del 2004. Dopotutto, con quasi 3 miliardi di dollari in incassi cinematografici per la Trilogia, c’era chiaramente una audience pronta ad assistere alle nuove avventure Hobbit. E quando Peter Jackson aveva iniziato a lavorare al Signore degli Anelli, il suo programma iniziale includeva anche Lo Hobbit.

Ma a quel punto il regista Kiwi finì in pieno contro un muro costruito da diritti ingarbugliati. In breve: nel 1976, la United Artist vendette i diritti di produzione acquistati da Tolkien a Saul Zaentz. Questi diritti finirono nelle mani di Harvey Weinstein e poi, ovviamente, della New Line, lo studio che produsse Il Signore degli Anelli. Ma visto che la United Artists – ora posseduta dalla MGM – deteneva ancora i diritti di distribuzione dello Hobbit all’epoca in cui nessuna major pensava che Il Signore degli Anelli sarebbe stato abbastanza lucrativo da cooperare con la MGM per farlo, Jackson dovette concentrarsi solo sulla Trilogia. Quando questa incassò ancora più soldi di quanti Smog potrebbe accumulare, la New Line prese i diritti di produzione dello Hobbit – ma a quel punto iniziò una battaglia legale e finanziaria con Jackson sui profitti della Trilogia, e le due parti divennero talmente nemiche che una soluzione sembrava impossibile.

Confusi? Dovreste esserlo. E’ una saga così complicata che fa sembrare Il Silmarillion un romanzo di James Patterson. Ma un paio di anni fa si tirò un sospiro di sollievo: i nuovi capi della MGM decisero di sfruttare qualsiasi potenziale franchise e Lo Hobbit era in cima alla lista. Nel frattempo, la New Line aveva i diritti solo fino al 2010, quindi la pressione per fare il film, possibilmente con Jackson, era molto forte. Quindi la MGM si sedette, scrisse un accordo e il 18 dicembre 2007 annunciò che avrebbe diviso costi di produzione e distribuzione con la New Line per produrre non uno ma DUE film basati sul romanzo. Jackson e la New Line avevano appianato i contrasti, e lui poteva dirigere il film. “Con grande piacere annuncio che ci siamo lasciati le divergenze alle spalle e che potremo iniziare un nuovo capitolo assieme ai nostri vecchi amici della New Line”, disse il regista.

Piccolo problema: Jackson non voleva più dirigere il film. “Penso veramente di aver messo cuore e anima nel portare sullo schermo questo mondo e questa storia solo qualche anno fa,” disse Jackson a maggio. “L’idea di tornare e competere contro i miei stessi film mi sembra un modo poco soddisfacente di trascorrere i prossimi cinque anni”.

Invece, il regista 47enne si siederà dietro le quinte e produrrà e co-scriverà il film, così da potersi concentrare su Amabili Resti, Tintin e qualsiasi altro film che gli interessa, guardando lavorare la persona che si dedicherà anima e corpo ai quattro anni di preproduzione, riprese, postproduzione e riprese aggiuntive che accompagnano qualsiasi film del franchise degli Anelli.

Il ragionamento di Jackson avrebbe potuto spaventare i fan della saga – da sempre sull’attenti quando si parla di queste cose. Ma ad aprile giunse voce che la ricerca di un regista si era conclusa, con Guillermo del Toro che prendeva il posto del candidato precedente, Sam Raimi, e i fan si calmarono. “Penso che la situazione si sia calmata,” spiega Michael Regina, direttore di TheOneRing.net. “Quando i fan dello Hobbit guardano al lavoro di Guillermo del Toro, inevitabilmente si eccitano. La sua capacità di muoversi nel mondo fantasy è stata provata.”

Effettivamente, gli ultimi sei anni il 44enne regista Messicano li ha passati a fare film – come Il Labirinto del Fauno e il franchise di Hellboy – che non solo lo hanno fatto diventare un talento internazionale, sposando alla fine la sua immaginazione senza limiti a personaggi a tutto tondo e storie ricche di sostanza, ma lo hanno anche legato al mondo del Fantasy, con fate, fauni e troll.

“Non amo il fantasy – amo l’horror,” ammette del Toro a Empire. “All’età di undici anni non riuscivo a leggere tutto il Signore degli Anelli, ma stranamente trovai Lo Hobbit molto vitale e luminoso. Lo trovai davvero magico e coinvolgente, e la sua portata mi attirava moltissimo. Era davvero un viaggio personale. Ma non c’è nulla che abbia fatto finora che indichi a pieno cosa voglio provare a fare con questo film. Questa è la vera avventura per me.”

Ora come ora, l’avventura ha visto del Toro imbarcarsi in una serie di viaggi andata e ritorno dalla sua base a Los Angeles, dove si incontra regolarmente con gli artisti concettuali Alan Lee e John Howe, verso Wellington, dove ha base Jackson e dove i film dello Hobbit verranno girati. Negli ultimi mesi, ha lavorato duramente agli script di entrambi i film con Jackson, Fran Walsh, Philippa Boyens, decidendo con esattezza quello che potrà fare, cosa potrà prendere dal libro e cosa dovrà lasciar fuori.

Forse pensate che adattare un volume piccolo come Lo Hobbit – circa 300 pagine – sia relativamente semplice. Comunque, Tolkien si sposta nell’azione comprimendo gli spazi temporali come se non ci fosse un domani, e a volte concentrando in due pagine eventi che nel Signore degli Anelli avrebbero occupato un intero capitolo. Arrivare a circa tre ore di film, se necessario, non dovrebbe essere difficile.

Ma molto prima che la durata del film diventi un problema a cui pensare, del Toro deve risolverne altri. Una delle cose più interessanti del nuovo film è, ovviamente, l’opportunità di veder tornare alcuni personaggi amati della Trilogia. Nessun contratto è stato ancora firmato, ma Ian McKellen ha già incontrato del Toro ed è stato confermato nel ruolo di Gandalf il Grigio – per la gioia di Jackson (“Ian ed io adoriamo Gandalf il Grigio,” spiega. “Eravamo un po’ tristi quando arrivò Gandalf il Bianco.”), mentre anche Andy Serkis tornerà nella parte della star in copertina di Empire, Gollum, l’hobbit corrotto che perde l’Unico Anello a favore di Bilbo durante gli Indovinelli nell’Oscurità, un capitolo così importante che Tolkien lo rifece totalmente quando scrisse Il Signore degli Anelli (casualmente, è uno dai capitoli preferiti di del Toro).

Tuttavia Lo Hobbit è anche pieno di nuovi personaggi, inclusi i nani e il loro valoroso e arrogante leader, Thorin Scudodiquercia; il nobile, anche se presentato in maniera sommaria Bard l’Arcere; il mutaforma uomo-orso Beorn; i terribili ragni del Bosco Atro (altra parte preferita da del Toro); e, forse il personaggio più importante, il calcolatore e avido drago Smog.

“Creare Smog è qualcosa che resta a sè, di indipendente dalla trilogia,” dice del Toro del drago parlante. “Non mi sto ponendo su questo come fosse una sfida tecnica – ma come fosse una fantastica sfida artistica e tematica che va mano nella mano con alcune reinvenzioni tecniche. La cosa più bella del personaggio di Smog è il personaggio stesso.”

Del Toro ha rifiutato film del calibro dello Hobbit in passato, inclusi i Fantastici Quattro e il Leone, la Strega e l’Armadio – “Il mio agente me lo ricorda tutte le volte,” ride. Tutto con l’obiettivo di crearsi una identità propria e, possibilmente, mantenere una libertà artistica. Quindi sembrerebbe sorprendente vederlo accettare di fare Lo Hobbit e lavorare nell’ombra pesantissima di Jackson.

“Non è come altri progetti che mi sono stati offerti e con i quali non ho alcuna affinità”, spiega del Toro. “Quando vidi i film di Jackson, rimasi a bocca. Ho sempre pensato che la metà della storia, nei film, viene raccontata da pure immagini e da suoni, e il modo in cui lui si addentrò nella storia in maniera sempre più oscura, antica e vera di qualsiasi altro film fantasy avessi mai visto… era qualcosa che mi poteva corrispondermi e che potevo amare.”

Infatti, del Toro è sicuro che riuscirà a dare la sua impronta e, come dice lui, “atteggiamento” allo Hobbit. Ha deciso di portare con sè il suo storico direttore della fotografia, il vincitore del premio Oscar Guillermo Navarro, che rimpiazzerà Andrew Lesine, mentre la sua fissazione per gli effetti speciali fisici dovrebbe portarlo a chiamare il collaboratore in hellboy Mike Elizalde e la Spectral Motion per unirsi alle truppe di Richard Taylor della Weta. Inoltre, anche se ci sono pochi dettagli finora, sembra che troverà dei ruoli per le sue muse, Doug Jones e Ron Perlman – quest’ultimo sembra nato per interpretare Beorn. E, nonostante Jackson rimanga come produttore, del Toro crede che il loro sia un matrimonio da Terra di Mezzo. “Penso che, all’interno di questo universo, io sia libero. Ed è un universo decisamente grande,” spiega del Toro. “Peter ed io siamo registi stranamente simili in molti modi. Non solo anche lui una volta è stato un uomo grasso, barbuto e dallo strano accento come me, ma se guardate i suoi lavori, vanno da splatter selvaggi e brillanti come Braindead a delicati film come Creature del Cielo. Quando ci si trasferisce in una casa che ci piace, la si decora e la si risistema, le si dà il proprio tocco. Ma la realtà è che Peter ha costruito una casa, e noi aggiungeremo degli edifici accanto. Non è un restauro: stiamo componendo un monumento!”

Tuttavia, la casa di Guillermo sarà molto simile a quella che costruì Peter, quando sarà finita nel 2012. “L’idea è che ci saranno variazioni – abbiamo l’opportunità di riprogettare alcune creature,” ammette del Toro, che ha già deciso che i warg e i ragni del Bosco Atro saranno creature diverse rispetto alle loro controparti nella Trilogia. “Ma dobbiamo rispettare la cosmologia e i canoni stabiliti nella trilogia, e seguirli. L’idea è che qualsiasi cosa verrà fuori, dovrà fondersi senza soluzione di continuità con il primo film della trilogia.”

Questo sembra indicare che il secondo film non conterrà solo la parte conclusiva dello Hobbit. All’epoca dell’annuncio, alcuni fan temevano che il secondo film sarebbe stato un cinico raccogli-soldi, un punto di vista che ha assunto un certo peso visto che nessuno precisò niente a riguardo. Ora, tuttavia, le cose sono più chiare. Il secondo film, ancora senza titolo, non potrà contenere materiale nuovo, ma del Toro e Jackson prenderanno il materiale delle appendici per riempire lo spazio dei sessant’anni tra la fine dello Hobbit e l’inizio della Compagnia dell’Anello. C’è poi molto materiale, nello Hobbit, che potrà essere tenuto per il secondo film – ad esempio, episodi in cui Gandalf sparisce, lasciando da soli Bilbo e i Nani. “Sarebbe grandioso se il secondo film ci mostrasse la vita di Bilbo dopo la sua prima avventura, e prima che Gandalf arrivi a Hobbiville nella Compagnia dell’Anello,” sogna Michael Regina. “C’è molto da raccontare su come Gandalf riuscì a confermare i suoi sospetti sulla natura dell’Anello, e c’è una vastissima storia riguardante la caccia a Gollum e il viaggio di Gandalf verso la Città Bianca di Minas Tirith. C’è molto materiale esplorabile.”

Qualsiasi cosa accada, le riprese di entrambi i film dureranno circa un anno, e le pellicole usciranno a Natale, a un anno di distanza, a partire dal 2011. Solo allora sapremo con sicurezza dove del Toro e Jackson vorranno condurre il più amato franchise cinematografico…

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