In una nuova intervista a The Scotsman, Guillermo del Toro ha mostrato di avere tutta l’intenzione di lavorare assieme a Peter Jackson alla realizzazione dello Hobbit senza interferenze.
Secondo il regista, le Major stanno diventando sempre più conservatrici: “Non intendo politicamente, ma creativamente, cosa che io considero come un atto politico.” Lo spiega parlando di Hellboy, il cui primo episodio venne rifiutato in alcuni Stati del Sud degli USA a causa del titolo (che contiene la parola “Inferno”). “Trovo disarmante che ci si ponga problemi per una parola e non per problemi come la deforestazione della Terra, bombardamenti in altri Paesi, bambini-soldato, interi continenti violentati. (…) C’è una sorta di fascismo del politicamente corretto all’orizzonte in Europa e USA, e la cosa mi disturba molto.”
Interessante il passaggio dell’articolo nel quale si parla delle origini di Del Toro: nato e cresciuto in una casa molto cattolica, sin da piccolo iniziò a ribellarsi. Bambino solitario, trovava sollievo nella propria immaginazione, e iniziò a disegnare mostri e creature (cosa che continua a fare) spaventando sua nonna, molto pia. “E’ divertente, ma all’epoca non lo era: arrivò a tentare di esorcizzarmi con l’acqua santa a causa dei disegni che facevo. Io ridevo, e lei me ne spruzzava altra.”
Ecco poi il passaggio sullo Hobbit:
“La gente sa che, anche con le buone, sono allergico a idee e memorandum,” spiega tristemente Del Toro. “o a che fare con essi continuamente, e cerco di aiutarmi, ma non ce la faccio molto. Adoro fare film come La Spina del Diavolo e Il Labirinto del Fauno, dove posso svegliarmi la mattina e cambiare totalmente la storia. E come regista e realizzatore di storie mi chiedo: perché non si può fare sempre così?”
Il che ci porta a chiedere come sopravviverà lavorando quattro anni in Nuova Zelanda ai film tratti dalla saga di Tolkien. Secondo alcune notizie, una volta il regista rifiutò di realizzare un episodio di Harry Potter per non dover sottostare alla visione di qualcun’altro. Qual è la differenza?
Prima di tutto, spiega, Tolkien ha fatto parte della sua infanzia, al contrario di J.K. Rowling ovviamente. “Come undicenne, Lo Hobbit mi colpì moltissimo. Quindi mi sento molto più affine a questo Universo. Se avessi potuto leggere Harry Potter all’epoca, avrei accettato l’offerta.” Ma c’è un problema di libertà creativa sotto: da questo punto di vista, crede che lui e Jackson (che sarà produttore esecutivo dei due film), si capiranno al volo. “Conosciamo entrambi molto bene che Lo Hobbit, sia come libro che come entità, è molto differente dalla Trilogia del Signore degli Anelli, ma il secondo film dovrà fondere Lo Hobbit con la Trilogia. Quindi credo che avrò totale autonomia per gestire quell’Universo nei parametri e nei confini che abbiamo già concordato e che è necessario preservare. (…) So esattamente come non violare la fiducia e la confidenza di Jackson, o il Mondo che lui ha creato, e intendo rispettare tutto questo. Ma in questi limiti, intendo mantenermi totalmente libero.”
Bisognerà vedere se questa stessa libertà i due potranno averla sulla Warner Bros., ma ci si aspetta che i contratti tra loro e la New Line (controllata dalla Major) siano stati molto chiari a proposito sin da subito.
Fonte: The Scotsman





Fascismo? Io la chiamerei solita ipocrisia americana di chi dichiara guerra a qualsiasi paese e poi si scandalizza per la parola “inferno”.